lunedì 23 ottobre 2017

Perché i minijob non possono essere la soluzione

I commentatori del grandi quotidiani nazionali italiani ci ricordano quanto siano utili e belli i minijob alla tedesca e che sarebbe arrivato il momento di introdurli anche nella nostra penisola. Le cose non stanno esattamente cosi'. Una ricerca del prestigioso Institut für Arbeitsmarkt- und Berufsforschung (IAB) pubblicata su Die Welt evidenzia che al boom dei minijob corrisponde anche il boom del doppio lavoro: questo perché le esenzioni fiscali garantite dai minijob (fino a 450 € al mese) spingono i lavoratori ad iniziare un secondo lavoro. Invece della crescita professionale nell'impiego principale i minijob incentivano la creazione continua di milioni nuovi lavoretti che molto spesso sono dei veri e propri "dead-end job". Da Die Welt


Il mercato del lavoro tedesco passa da un record all'altro: mai fino ad ora la disoccupazione era stata cosi' bassa, mai nella Repubblica Federale c'erano state cosi' tante persone occupate - e il loro numero dovrebbe continuare a crescere anche questo e il prossimo anno.

Le cifre ufficiali tuttavia non riflettono le vere dimensioni della crescita occupazionale perché la parte piu' ampia del boom occupazionale da alcuni anni ha luogo in un'area del mercato del lavoro che non compare nelle statistiche ufficiali: e cioè nel doppio lavoro.

Un recente studio dell'Institut für Arbeitsmarkt- und Berufsforschung (IAB) illustra la crescita quasi esplosiva dei secondi lavori: nel primo trimestre di quest'anno c‘erano 3.07 milioni di lavoratori dipendenti, autonomi o pubblici con un secondo lavoro. Il numero di coloro che hanno piu' di un lavoro dal 2003 è piu' che raddoppiato.


Nessuna tassa

Due sono i fattori che piu‘ di tutti stanno alimentando questo sviluppo; accanto al buon andamento del mercato del lavoro c'è stata soprattutto una modifica della normativa: dal primo aprile 2003 infatti sono state cambiate le leggi che regolano i minijobs. Il limite massimo di guadagno è passato prima da 325 a 400 euro e in seguito ha raggiunto i 450 euro mensili; i minijobs di fatto sono stati esentati dalle tasse e dai contributi.

Chi lavora con uno o piu' minijob e guadagna fino a 450 euro, infatti, non deve pagare né le imposte sul reddito né i contributi previdenziali. La maggior parte dei lavoratori si fa esentare anche dal versamento dei contributi previdenziali. Solo il datore di lavoro versa alla Minijob-Zentrale una somma forfettaria per coprire i contributi sociali e le tasse.

Questa nuova normativa ha reso i minijob improvvisamente molto attraenti per tutte le persone che al di fuori degli orari del lavoro principale intendono guadagnare qualcosa. Nei mesi successivi all'entrata in vigore della legge infatti è cresciuto radicalmente il numero di coloro che svolgono 2 o piu' lavori.


Ci sono piu' offerte di lavoro

Da allora il numero di persone con doppia occupazione continua a crescere. I due ricercatori dello IAB, Sabine Klinger e Enzo Weber, sostengono che l’andamento sia da ricondurre allo sviluppo storicamente buono del mercato del lavoro. Chi ha un secondo lavoro beneficia del fatto che nel complesso c'è una maggiore offerta di posti di lavoro. "La crescita relativa del doppio lavoro è stata sicuramente piu' pronunciata rispetto a quella dei dipendenti con una sola occupazione", scrivono gli autori.

Cio' è confermato anche da una ulteriore analisi statistica: soprattutto nelle regioni in cui c'è piena occupazione, come il Baden-Württemberg o la Baviera, negli ultimi anni è notevolmente cresciuto il numero di minijob svolti come un secondo lavoro.

Un altro fattore importante secondo gli autori potrebbe essere il fatto che fino al 2010 i salari reali sono cresciuti solo per i lavoratori piu' qualificati. Molti lavoratori hanno percio' avvertito la pressione e la necessità finanziaria di migliorare il reddito derivante dall'attività principale.

In un'analisi separata, gli autori dello studio Klinger e Weber, utilizzando i dati della Bundesagentur für Arbeit, hanno cercato di capire chi sono coloro che svolgono un secondo lavoro. Non c'è da sorprendersi nello scoprire che sono soprattutto gli occupati che guadagnano molto poco ad avere un secondo lavoro. Di conseguenza la probabilità di svolgere un secondo lavoro è sicuramente piu' alta nelle fasce di reddito piu' basse.

Molte donne hanno due posti di lavoro

Nell'ambito di questa indagine, fatta sui dati del ministero, non erano considerati i lavoratori autonomi. "Se lo studio dovesse prendere in considerazione anche i lavoratori autonomi che hanno un secondo lavoro, nelle statistiche probabilmente comparirebbero anche persone con una buona situazione finanziaria", dice l'autore Enzo Weber. "Spesso si tratta  di persone che cercano di guadagnare autonomamente un po' di soldi sfruttando le loro elevate competenze".

Attualmente gli esperti del mercato del lavoro distinguono tra due gruppi di secondi lavori: nel primo ci sono persone che svolgono un secondo lavoro perché con la loro attività principale guadagnano troppo poco e quindi dipendono dal reddito percepito con il secondo lavoro. Nel secondo gruppo ci sono invece coloro che hanno solo un part-time e che vorrebbero lavorare di piu'

In questo secondo gruppo ci sono soprattutto donne; sono infatti le donne ad essere sovrarappresentate fra coloro che esercitano un secondo lavoro, cosi' come fra i lavoratori a basso reddito. Ad un altro  gruppo appartengono invece gli scienziati o i ricercatori che per ragioni di prestigio svolgono un secondo lavoro oppure coloro che semplicemente provano piacere nello svolgere una seconda attività; è il caso ad esempio dei manager che insegnano all'università, o degli impiegati che dopo il lavoro vanno a suonare con una band musicale.

I vantaggi dovrebbero essere eliminati

Gli autori  fondamentalmente criticano il fatto che lo stato sovvenziona i minijobs attraverso l'esenzione delle tasse e dei contributi. "Questo beneficio statale nei confronti dei minijobs non è necessario e dovrebbe essere annullato", afferma Weber, direttore della ricerca IAB. Utlizzare le esenzioni fiscali dei minijobs per spingere le persone ad avere piu' di un lavoro è una scelta miope.

"Al momento il sostegno fiscale del governo incentiva le persone ad intraprendere un minijob come secondo lavoro, un lavoro che di fatto non porta nulla se non un po' piu' di soldi. Sarebbe invece necessario migliorare le opportunità di reddito nel lavoro principale, ad esempio attraverso una riduzione dei contributi e delle tasse per i redditi piu' bassi", sostiene Weber.

"Le persone dovrebbero essere incentivate a lavorare nella loro attività principale, impegnandosi in quello che fanno, eventualmente ampliando l'orario di lavoro, in modo da svilupparsi professionalmente ed essere in grado di versare contributi per avere poi una pensione in vecchiaia. Aver ridotto le tasse e i contributi sociali per i minijob è servito solamente a mettere le persone sulla strada sbagliata".

venerdì 20 ottobre 2017

Perché la disuguaglianza sociale in Germania non è frutto del caso ma il risultato di una precisa scelta politica


Uno studio molto interessante pubblicato dalla Hans-Böckler-Stiftung e realizzato da due ricercatori del prestigioso Institut Arbeit und Qualifikation (IAQ) di Duisburg (disponibile qui per intero) ci spiega che la disuguaglianza sociale in Germania non è frutto del caso ma è il risultato di precise scelte politiche adottate negli ultimi decenni. Una breve presentazione dell'analisi dal sito della Hans-Böckler-Stiftung


Poiché il mondo del lavoro è sempre piu' complesso le aziende si farebbero la guerra fra di loro per accaparrarsi i dipendenti piu’ qualificati. I lavoratori con una scarsa preparazione sarebbero esclusi da questo mercato e di conseguenza le differenze in termini di reddito continuerebbero ad aumentare. La maggior parte degli economisti tenta di spiegare in questo modo l'aumento della disuguaglianza sociale. Ma per Gerhard Bosch e Thorsten Kalina dell'
Institut Arbeit und Qualifikation
 (IAQ) non si tratta di una spiegazione convincente. Secondo l’analisi condotta dai 2 studiosi, il declino in termini quantitativi del lavoro meno qualificato, iniziato negli anni '70, non puo' spiegare il crollo dei salari orari medi avvenuto due decenni dopo. Soprattutto perché la teoria economica standard ignora l'influenza delle mutate relazioni di potere e i cambiamenti nelle istituzioni di mercato. Bosch e Kalina sostengono che l'aumento della disuguaglianza sociale sia da ricondurre in primo luogo all'indebolimento della contrattazione collettiva. Nel loro studio identificano 6 fattori che nel corso degli anni hanno indebolito il ruolo di equilibrio in precedenza svolto dai contratti collettivi:

- Dopo il 1990 non si è riusciti ad estendere ai nuovi Laender il sistema della contrattazione collettiva in vigore nella Germania occidentale

- La possibilità data alle imprese dell'est di sottrarsi temporaneamente alla contrattazione collettiva, nel corso degli anni si è trasformata in una regola valida per tutta la Germania. Le piccole e medie imprese nel settore dei servizi nel giro di pochi anni sono uscite dal sistema dei contratti di categoria.

- Le aziende hanno esternalizzato una parte sempre maggiore delle loro attività per risparmiare sul costo del lavoro

- La deregolamentazione avviata dall'UE ha aperto la strada alla concorrenza low cost che ha messo sotto pressione molte aree economiche regolamentate dalla contrattazione collettiva, è avvenuto ad esempio nelle telecomunicazioni, nel trasporto pubblico locale oppure nella raccolta dei rifiuti

- La corsa al ribasso nelle retribuzioni è stata facilitata dalle liberalizzazioni dell'UE nell'ambito della fornitura di servizi, soprattutto nel settore nelle costruzioni.

- A causa della forte pressione politica i sindacati hanno siglato accordi di categoria con clausole aperte che permettevano alle imprese economicamente piu' deboli di ridurre temporaneamente gli standard retributivi. Nella pratica cio' ha portato ad una riduzione permanente dei salari in molti settori.


Cio' è potuto accadere, secondo Bosch e Kalina, perché le imprese dopo la vittoria del capitalismo “nello scontro fra i sistemi economici", nell’ambito del conflitto redistributivo hanno avuto "poco rispetto nei confronti della stabilità del sistema politico". Una parte delle "élite, soprattutto nelle grandi aziende, ha iniziato a rifiutare i compromessi raggiunti dallo stato sociale nel dopoguerra".

Secondo i ricercatori anche le “riforme Hartz” avrebbero contribuito a consolidare la crescente diseguaglianza sociale. E' sicuramente vero che l'ampliamento della forbice dei redditi è iniziato prima del 2005. Ma l'aumento della pressione esercitata sui disoccupati affinché accettassero qualsiasi lavoro, anche i piu’ precari, ha fatto si' che i salari nella parte piu’ bassa della scala abbiano continuato a scendere anche durante le fasi di buona congiuntura. A cio' si deve aggiungere che il ruolo redistributivo dello stato si è ridotto: mentre la tassazione per gli imprenditori e per i redditi piu' alti scendeva, l'aumento della tassazione indiretta e la riduzione delle pensioni e delle indennità di disoccupazione gravava sulle famiglie a basso reddito in maniera piu’ che proporzionale.

Il fatto che le disuguaglianze sociali non aumentino in maniera automatica e che lo sviluppo della redistribuzione sia fortemente influenzato da fattori politici, per i 2 ricercatori deve essere considerato un elemento incoraggiante. Significa soprattutto che la disuguaglianza sociale "puo' essere ancora frenata". Con il salario minimo per legge si è fatto un primo passo in questa direzione.

martedì 17 ottobre 2017

Intervista a Lindner della FDP sull'unione di trasferimento

Lindner punta dritto al Ministero delle Finanze e ribadisce i punti fermi della FDP sulla riforma dell'eurozona: nessun fondo monetario europeo, smantellamento dell'ESM, una procedura per il fallimento ordinato degli stati e uscita volontaria dall'euro. Dall'intervista della FAZ al leader liberale.


FAZ: Lei sostiene che la definizione della linea politica sui temi europei sia la questione piu' difficile da affrontare nei negoziati per la coalizione Jamaika. La sua linea rossa sono la messa in comune dei debiti e la creazione di un nuovo fondo monetario. Si tratta proprio dei temi centrali del presidente francese Emmanuel Macron. Nella FDP davvero c'è unità su questi temi? A volte ad esempio il politico europeo Graf Lambsdorff usa sull'Europa parole e toni molto diversi.

Lindner: non si preoccupi. In un partito liberale ci sono sempre delle sfumature, ma sugli obiettivi restiamo uniti. La nostra preoccupazione comune è la responsabilità individuale dei membri dell'unione monetaria. Vogliamo rafforzare il principio della responsabilità, applicare le regole di Maastricht e tornare ai principi dell'economia di mercato per quanto riguarda il finanziamento degli stati. Inoltre apprendo con interesse che il presidente Macron non accetta linee rosse nel dibattito sulle riforme, mentre in realtà è il suo governo a tracciarne una quando esclude una partecipazione automatica dei creditori privati ai futuri programmi di salvataggio. Si tratterebbe di uno strumento per disciplinare la politica attraverso la concorrenza basata sul mercato.

FAZ: anche il ministro uscente Wolfgang Schäuble chiede questa partecipazione dei creditori. Vorrebbe espandere il fondo ESM, che ha ancora riserve elevate, e trasformarlo in un fondo monetario europeo - a condizione pero' che i creditori privati partecipino ai futuri programmi di salvataggio. La FDP invece vorrebbe abolire il fondo di salvataggio. Perché?

Lindner: in una unione monetaria in cui le regole sul disavanzo fissate dal trattato di Maastricht vengono di nuovo applicate, i fondi di salvataggio permanenti non sono necessari. Non ci sottrarremo al dibattito, ma le nostre proposte restano una procedura fallimentare per gli stati e l'uscita volontaria dall'euro. Per quanto riguarda il fondo monetario europeo temo che i rappresentanti della politica di stabilità si troverebbero in minoranza e che il fondo verrebbe trasformato in una stazione di pompaggio per i trasferimenti finanziari. In passato ci sono state alcune proposte di Wolfgang Schäuble anche interessanti, ma quello che poi è stato attuato alla fine si è rivelato molto diverso. Notoriamente sul terzo pacchetto di salvataggio per la Grecia Schäuble ha votato contro la sue stesse convinzioni, perché la Cancelliera lo ha messo in minoranza. Ci sarebbero state le condizioni per dare le dimissioni.

FAZ: un problema irrisolto dell'eurozona è l'eredità in termini di crediti deteriorati, non solo nelle banche italiane. Di conseguenza Italia e Francia, ma anche la Commissione Europea spingono per creare una garanzia europea sui depositi. Anche questa è una linea rossa per la FDP?

Lindner: sono i singoli stati a dover restare responsabili per il loro settore bancario. Altrimenti si creano degli incentivi sbagliati. Per quanto riguarda la stabilità finanziaria non credo alle promesse e nemmeno agli stress test. In Italia recentemente alcune banche sono state salvate con il denaro pubblico, sebbene fossero gli azionisti e gli obbligazionisti a dover garantire. Traggo le conseguenze: una garanzia comune sui depositi in una unione bancaria in cui i rischi sono condivisi, al momento non avrebbe alcuna base.

FAZ: con tali affermazioni incoraggia le speculazioni che la vorrebbero Ministro delle Finanze. Il capogruppo  parlamentare della CDU Kauder tuttavia ha affermato che vorrebbe mantenere questo posto cosi' importante nelle mani dei cristiano-democratici. A breve il sottosegretario alla Cancelleria Peter Altmaier assumerà temporaneamente la posizione di ministro in qualità di commissario del governo, visto che Schäuble sta per essere eletto alla presidenza del Bundestag. 

Lindner: prima di tutto noto che le trattative a Bruxelles continuano a ritmo serrato. Per questo mi aspetto che Frau Merkel e Herr Altmaier chiariscano che il governo federale è in carica solo per l'ordinaria amministrazione. La Germania attualmente non è in grado di decidere. Penso sia da escludere che un ministro delle finanze provvisorio possa condurre delle trattative a Bruxelles come se non fosse accaduto nulla. Non possono essere presi impegni senza una legittimazione politica.

FAZ: probabilmente non vuole dirci chi vorrebbe vedere come Ministro delle Finanze...

Lindner: per me è piu' importante una diversa politica finanziaria rispetto alla discussione sulla persona che dovrà sedere al Ministero. Tuttavia è chiaro che Wolfgang Schäuble era uno dei membri piu' importanti della Cancelleria nonché uno stretto collaboratore della stessa Cancelleria. L'assegnazione temporanea della posizione ad Altmaier ci mostra che il Ministero delle Finanze non è un correttore di bozze della Cancelleria, ma il prolungamento del suto tavolo di lavoro. Per questo motivo suggerisco la separazione politica fra Cancelleria e Ministero delle Finanze. Che a fare il ministro ci sia un liberale, poi è un aspetto secondario.

Gli Hartz IV non possono avere risparmi

Un altro esempio chiarisce la natura vessatoria ed invasiva di Hartz IV. Il Tribunale Sociale  di Kassel con una recente sentenza ha deciso che i percettori di Hartz IV (circa 400 € al mese) non sono autorizzati a mettere da parte qualche soldo, anche se per risparmiare  decidono di privarsi del cibo. Dalla  Berliner Zeitung



I disoccupati non sono autorizzati a mettere da parte qualche soldo risparmiando una parte del sussidio Hartz IV. Lo ha deciso giovedi scorso il Tribunale Sociale Federale di Kassel, il provvedimento esclude solo i prodotti previdenziali e assicurativi ai quali il disoccupato momentaneamente non ha accesso.

E' la sentenza emessa nei confronti di un uomo di 60 anni della Sassonia-Anhalt che grazie alle prestazioni Hartz IV ricevute, nel corso degli anni era riuscito a mettere da parte un piccolo patrimonio pari a 18.540 euro.

L'uomo disponeva di un deposito azionario di 1300 €, di un libretto di deposito di 424 € e di un'assicurazione sulla vita per un valore di circa 16.800 €.

Ho risparmiato una parte del sussidio Hartz IV "privandomi del cibo"

Il Jobcenter Mansfeld-Südharz ritiene che il denaro risparmiato debba essere utilizzato. Nel suo ricorso contro il Jobcenter l'uomo ha evidenziato invece che in questo caso dovrebbe essere fatta un'eccezione visto che il denaro "è stato risparmiato privandosi del cibo".

Il Tribunale Sociale ha rigettato il ricorso. L'utilizzo dei risparmi accumulati "su prestazioni non necessarie" non rappresenta una misura di particolare durezza. La legge non prevede in questo caso nessuna esenzione. Sebbene sia possibile risparmiare una parte delle prestazioni Hartz IV, tali risparmi sono pensati in previsione di spese piu' grandi, come la sostituzione di un vecchio elettrodomestico ad esempio. Per queste spese il disoccupato puo' far valere un credito di imposta fino a 750 euro, oltre all'importo base di 9.000 euro di risparmio permesso dalla legge.

Sono previsti diritti aggiuntivi per le prestazioni previdenziali, ma solo per quelle assicurazioni sulla vita che non siano immediatamente disponibili. Nel caso specifico il tribunale sociale regionale della Sassonia-Anhalt deve tuttavia chiarire se l'assicurazione sulla vita in questione puo' essere utilizzata in ogni momento o meno.

Il ruolo dell'ESM secondo Regling

Klaus Regling è il direttore tedesco del fondo salva stati ESM, il potente fondo europeo saldamente in mano tedesca che secondo i piani di Schäuble dovrebbe trasformarsi nel nuovo fondo monetario europeo con una funzione di controllo. La FAZ ci spiega come dovrebbe funzionare il nuovo ESM secondo Regling. Dalla FAZ.net

Il fondo di salvataggio ESM dovrebbe ottenere nuovi poteri. E' la proposta avanzata dal direttore generale dell'ESM Klaus Regling in occasione della seduta autunnale del FMI e della Banca Mondiale a Washington. Secondo la proposta in futuro il fondo di salvataggio dovrebbe ricevere il compito di monitorare tutte le economie dell'unione monetaria. Cio' è necessario per poter creare rapidamente dei pacchetti di salvataggio per tutte le economie della zona euro.

Il cambiamento dovrà essere approvato da tutti i governi in quanto richiede una modifica del trattato ESM. Secondo Regling cio' dovrebbe avvenire nel 2018, dato che nel 2019 sono previste le elezioni per il parlamento europeo e la nomina di una nuova commissione europea.

Contro ogni automatismo

Il capo dell'ESM ha tuttavia sottolineato che la modifica alla fine "non sarebbe cosi' rivoluzionaria". Già ora la metà dei paesi della zona Euro viene monitorata dal fondo di salvataggio. Nel caso della Grecia, dell'Irlanda, del Portogallo, della Spagna e di Cipro cio' già avviene nell'ambito dei pacchetti di aiuto che questi paesi hanno ricevuto nel corso della crisi. Per altre ragioni vengono osservate anche le economie piu' grandi dell'Eurozona, ossia la Germania, la Francia, e l'Italia 

Per poter prendere le proprie decisioni di investimento, l'ESM deve "capire cosa sta succedendo in Europa". Regling sottolina che non si tratta di assumere le competenze di controllo della Commissione, ma di una cooperazione reciproca fra i due organi.

E' soprattutto la Germania ad insistere per dare all'ESM un ruolo piu' importante. Per questo motivo il fondo salva stati dovrà essere trasformato in un fondo monetario europeo in grado di monitorare la politica finanziaria dei governi. La proposta tedesca comprende anche un meccanismo di ristrutturazione del debito per i paesi della zona euro finiti in difficoltà finanziarie che chiedono aiuto all'ESM.

Sull'argomento Regling ha affermato che in situazioni simili avere a disposizione una procedura ordinata e trasparente è sicuramente un buon obiettivo. Resta tuttavia contrario ad un meccanismo automatico che potrebbe finire per esacerbare la crisi. "Se dovesse spargersi la voce che un paese sta per chiedere aiuto all'ESM tutti inizierebbero a ritirare i loro soldi", ha spiegato il capo tedesco dell'ESM.

lunedì 16 ottobre 2017

Lindner ancora in modalità campagna elettorale

Lindner ancora in modalità campagna elettorale dalla FAZ.net lancia un avvertimento alla CDU: gli accordi fatti fino ad ora non valgono piu', no alla trasformazione dell'ESM in un fondo monetario europeo, come invece chiedevano Schäuble e Regling. Dalla FAZ.net


In merito al dibattito sulle riforma dell'UE, portato avanti con una certa insistenza dal presidente Macron e dalla Commissione UE, il segretario della FDP Christian Lindner mette in guardia la Cancelliera da ogni accordo vincolante: "mi aspetto che Frau Merkel ed Herr Altmaier mettano in chiaro che il governo federale è in carica solo per l'amministrazione corrente. La Germania attualmente non è in grado di prendere decisioni vincolanti", ha detto Lindner in una intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung.

Rispetta le discussioni in corso a ritmo serrato a Bruxelles. Il leader della FDP ritiene tuttavia necessario "escludere" che il "Ministro Federale delle finanze tedesco, Peter Altmaier (CDU), nel suo ruolo di commissario temporaneo, possa condurre i negoziati come se non fosse accaduto niente". "Non possono essere stipulati accordi senza una nuova legittimazione politica", ha detto Lindner alla FAZ.

Lindner ribadise inoltre la contrarietà del suo partito alla trasformazione del fondo di salvataggio ESM in un fondo monetario europeo, come proposto dal ministro uscente Schäuble: "nel caso di creazione di un fondo monetario europeo temo che i rappresentanti della politica di stabilità si troverebbero in minoranza e l'istituzione verrebbe trasformata in una stazione di pompaggio per trasferimenti finanziari".

Schäuble in passato aveva già fatto diverse proposte interessanti. Tuttavia, secondo Lindner, "quello che poi alla fine è stato implementato era molto diverso dalle proposte iniziali".

venerdì 13 ottobre 2017

Perchè l'Europa delle regioni sarebbe il proseguimento dell'egemonia tedesca con altri mezzi

Con l'esplosione della crisi catalana si parla sempre piu' spesso del superamento dello stato nazione e di una transizione verso un'Europa delle regioni. German Foreign Policy mette in guardia dai facili entusiasmi: l'Europa delle regioni non è un concetto neutro ma un altro modo per portare avanti l'egemonia economica e politica tedesca all'interno dell'UE. Avremmo nel centro d'Europa un blocco omogeneo di regioni economicamente molto forti, collegate ad altre regioni ricche semi-periferiche, e i tedeschi continuerebbero ad imporsi. Ne parla German Foreign Policy con un articolo molto interessante.


Martedì scorso sulla versione online del quotidiano Die Zeit è uscito un accorato appello per il superamento dello stato nazione. L'autore è lo scienziato politico Ulrike Guérot. Nella prima metà degli anni '90 Guérot ha lavorato come collaboratrice del parlamentare della CDU Karl Lamers partecipando alla stesura del documento “Schäuble/Lamers”, incentrato sulla creazione di un nucleo piu' stretto all'interno dell'UE. Successivamente ha lavorato per la Commissione guidata dall'allora presidente Delors, è stata poi consigliere per diversi Think Tank molto influenti (Deutsche Gesellschaft für Auswärtige Politik, German Marshall Fund, European Council on Foreign Relations), fino alla fondazione nel 2014 di un "Laboratorio Europeo per la Democrazia" presso la European School of Governance di Berlino. In passato è stata membro della CDU, oggi è molto vicina ai Verdi .[1]

"Regione etnica"

Già da molto tempo Guérot cerca di rivendere all'opinione pubblica tedesca un concetto politico nuovo fondato sulla dissoluzione dello stato nazione. Come lei stessa scrive, "lo stato nazione...scomparirà".[2] Al suo posto in Europa entreranno in scena “tra le 50 e le 60 regioni", ciascuna "con una propria identità". [3] Nel suo piano fa riferimento al concetto di “regioni etniche"[4], cioè una comunità di popoli con una origine ben definita. Come scritto da Guérot, "fra le regioni etniche e gli stati non c’è corrispondenza", come accade ad esempio in Irlanda o a Cipro. Ulteriori esempi sono le Fiandre in Belgio, il Veneto o il Tirolo. Le Fiandre e il Veneto sono 2 regioni ricche che si definiscono in termini linguistici ed etnici ("olandese" o "veneto") e prendono le distanze dalle parti piu' povere del paese, mentre il costrutto di lingua tedesca "Tirolo" comprende una parte del territorio nazionale italiano e austriaco. Guérot indica poi la lista delle regioni da liberare dalle catene dello stato nazionale, fra queste c’è anche la Catalogna. Anche il movimento indipendentista catalano, che sta portando avanti la sua battaglia per la separazione dalla Spagna, ha una connotazione ampiamente etnica. Cosi' il movimento autonomista collabora con cittadini francesi che vivono fuori dalla Catalogna spagnola, che pero' si considerano "catalani etnici"; nelle manifestazioni si urla; "né con la Francia, né con la Spagna, ma con la Catalogna"[5] .

Europa delle regioni

Secondo Guérot solo una "repubblica europea" in cui "le regioni hanno un ruolo di attore centrale e costituzionale" sarà in grado di salvare l'unione dai conflitti nazionalisti.[7] Per questo motivo le regioni dovrebbero unirsi per costituire una "seconda camera" nel Parlamento europeo - "un senato europeo". Guérot ha chiarito piu' volte che le competenze politiche dovranno essere nuovamente suddivise fra l'UE e le regioni. A tal fine sarà necessario costituire a Bruxelles un nuovo centro di potere per il controllo della politica militare ed estera, mentre le regioni avranno un proprio margine di azione economica da finanziare ad esempio attraverso la tassazione del commercio. Questo margine dipenderà in ultima istanza dalla forza economica delle rispettive regioni. Al di là della sua costituzione etnica, "un'Europa delle regioni" implica una riduzione di potere per le sue unità piu' piccole. Guérot critica ad esempio il fatto che "l'UE è da un lato è formata da grandi regioni (come il Nordrhein-Westfalen) che in Europa non possono far sentire la loro voce, e dall'altro da piccoli stati (come il Lussemburgo o Malta), che invece lo possono fare". Questa situazione dovrà cambiare. Malta ad esempio, in futuro, invece di essere uno dei 28 voti in seno al Consiglio Europeo, avrà un solo voto a disposizione fra i "50 e i 60 rappresentanti regionali" del "senato europeo"; non potrà piu' in alcun modo opporsi al centro economicamente dominante dell'UE.

Stati Uniti d'Europa

Il concetto di Guérot ha dei precursori, sponsorizzati sia dagli ambienti legati ai servizi segreti del dopoguerra che dagli ambienti economici interessati ad una evoluzione in questo senso: sempre pero' sotto il pretesto di una presunta democrazia regionale che invece serviva a coprire altri interessi. Guérot stesso prende ad esempio "i Federalisti Europei", in particolare lo svizzero Denis de Rougemont. I "Federalisti Europei" sin dalla metà degli anni '40 miravano alla costituzione degli "Stati Uniti d'Europa" in quanto spazio economico unico e baluardo di difesa dai piani di sviluppo del mondo socialista e dalle idee, all'epoca popolari, che anche in Europa occidentale proponevano un cambiamento radicale degli approcci economici. Per questa ragione i Federalisti Europei furono sostenuti economicamente e guidati prima dal precursore della CIA, allora chiamato Office of Strategic Services (OSS) e poi direttamente dalla CIA stessa.[8] Rougemont, uomo fidato della CIA e Federalista dichiarato, nel suo "messaggio agli europei" del 1948 lamentava che l'Europa "è bloccata da barriere che intralciano la circolazione dei prodotti" e a causa delle quali "c'è il rischio di un crollo dell'economia"; per questo “è necessaria una immediata unificazione” per "costituire la piu' grande entità politica e la piu' grande unità economica del nostro tempo". Rougemont dal 1952 al 1966 è stato anche presidente del "Congresso per la libertà culturale", anch’esso finanziato dalla CIA.

"Perdita di identità"

Alcuni concetti regionalisti sono stati portati avanti anche da Wolfgang Schäuble, con il quale Guérot nel 1994 ha collaborato per la stesura del documento Schäuble/Lamers. Schäuble nel 1979 è stato anche presidente della Arbeitsgemeinschaft Europäischer Grenzregionen (AGEG), una organizzazione che aveva come obiettivo quello di ridurre il ruolo dei confini in Europa. Gli interessi economici avevano in questo progetto un ruolo di primo piano, per questo motivo l'AGEG ha trovato degli importanti sostenitori nel mondo dell'industria tedesca. Nella "Carta europea delle regioni transfrontaliere", redatta nel 1981 dalla AGEG, era scritto che "è urgente l'eliminazione delle barriere economiche e infrastrutturali in Europa". Ad esempio è necessario "espandere e costruire nuovi centri di trasporto transfrontalieri combinati" e incoraggiare l'espansione delle reti energetiche transfrontaliere. Il concetto è stato esagerato con affermazioni come quella secondo cui l'Europa è emersa "da un patchwork di paesaggi storici", in cui le frontiere hanno creato delle cicatrici "e una perdita di identità tra la popolazione". L'attuale "effetto di blocco svolto dalle nazioni" deve essere ridotto se non abolito, è scritto nel documento redatto dalla AGEG sotto la presidenza di Schäuble [9].

Continuità tedesche

Fra i membri della AGEG e nei suoi immediati dintorni ci sono stati anche ex-funzionari nazionalsocialisti che hanno preso parte al piano di "razionalizzazione" delle aree di confine europee, fra questi Gerd Jans, ex-membro delle Waffen-SS in Olanda, il responsabile del "piano generale per l'est" (Generalplan Ost) Konrad Meyer, Hermann Josef Abs della Deutsche Bank, oppure come scrive il pubblicista Hans-Rüdiger, "Alfred Toepfer noto per i suoi tentativi di sovversione dei confini nazionali in Alsazia". Minow in uno studio molto dettagliato ha descritto la continuità del progetto con i concetti nazionalsocialisti.[10]


Supremazia tedesca

Guérot fa campagna per il suo concetto di regionalizzazione sostenendo che con lo smantellamento dello stato nazione "sarebbe finalmente possibile superare l'egemonia tedesca". In realtà accadrebbe proprio il contrario. I grafici di Eurostat sulla distribuzione della ricchezza in Europa mostrano chiaramente in quali regioni si trova la ricchezza e quindi il potere economico. Si tratta di un blocco che ha il suo centro nella Germania meridionale e centrale, ad ovest si estende fino alle Fiandre e a una parte dell'Olanda, verso sud ad una parte dell'Austria e dell'Italia del Nord come ad alcune singole regioni nell'Europa del nord e dell'ovest. Un certo numero di queste regioni ha forti legami con la Repubblica Federale Tedesca o con altre regioni tedesche. Questo blocco chiaramente dominato dai tedeschi non avrebbe nessuna difficoltà a controllare una "Europa delle regioni".



[1] Ulrike Guérot: Adorno liest man nicht am Schwimmingpool. blogs.faz.net 17.03.2015.
[2] Steffen Dobbert, Benjamin Breitegger: "Der Nationalstaat wird verschwinden". www.zeit.de 03.01.2017.
[3] Ulrike Guérot: Europa einfach machen - einfach Europa machen. agora42.de 25.09.2017.
[4] Ulrike Guérot: In Spaniens Krise offenbart sich eine neue EU. www.zeit.de 10.10.2017.
[5] Morten Freidel: Die Brüder im Süden haben es besser. www.faz.net 08.10.2017.
[6] Hunderttausende kontern Unabhängigkeitspläne in Katalonien. www.zeit.de 08.10.2017.
[7] Ulrike Guérot: In Spaniens Krise offenbart sich eine neue EU. www.zeit.de 10.10.2017.
[8], [9], [10] Hans-Rüdiger Minow: Zwei Wege - Eine Katastrophe. Flugschrift No. 1. Aachen 2016

[11] S. dazu Die Ökonomie der Sezession (II).

mercoledì 11 ottobre 2017

Il compagno Oskar Lafontaine: aiutiamoli a casa loro!

Oskar Lafontaine, leader storico della sinistra tedesca, nella sua analisi del voto tedesco evidenzia il modesto risultato della Linke fra i lavoratori e ne individua le cause in una politica sui rifugiati sbagliata. Per Oskar Lafontaine "giustizia sociale" significa soprattutto garantire condizioni di vita migliori nei paesi di origine dei migranti: una presa di posizione che nella sinistra tedesca ha scatenato un acceso dibattito  e una riflessione sull'emorragia di voti verso AfD. Dal profilo FB di Oskar Lafontaine


La Linke con il 9.2 % dei consensi e circa 4.3 milioni di voti ha ottenuto il suo secondo miglior risultato elettorale di sempre in una elezione per il Bundestag. E questo in un contesto che a causa della forte crescita di AfD e dell’elevata partecipazione elettorale era sicuramente piu' complesso rispetto al 2013, quando la Linke ottenne l'8.6% e circa 3.75 milioni di voti. Il partito avrebbe quindi tutte le ragioni per essere soddisfatto di questo risultato.

[...] Nonostante il risultato positivo, la Linke ha dei buoni motivi per riflettere sul voto: solo l'11% dei disoccupati l'ha sostenuta - meno della SPD (23%), di AfD (22%) e dell’Unione (20%) e poco piu' della FDP e dei Verdi - e solo il 10% fra i lavoratori l’ha votata (Unione il 25%, SPD il 24% e AfD il 21%). Solo il 2% in piu' della FDP, che è stata votata dall'8% dei lavoratori.

La chiave per capire questa mancanza di sostegno da parte di coloro che si trovano nella parte piu' bassa della scala dei redditi deve essere cercata senza dubbio in una "politica dei rifugiati" sbagliata. E‘ un’accusa che non riguarda solo la Linke, ma tutti i partiti finora rappresentati al Bundestag, perché con le loro risposte al problema globale dei rifugiati, nei fatti hanno trascurato le istanze di giustizia sociale.

E questo in due modi: il principio della giustizia sociale ci chiede di aiutare coloro che maggiormente hanno bisogno. Non si puo' scaricare tutto il peso dell'immigrazione, come  ad esempio la maggiore concorrenza nel settore a basso salario, l’aumento degli affitti nei quartieri piu' popolari e le crescenti difficoltà nelle scuole con una quota sempre maggiore di studenti con scarse competenze linguistiche, proprio su coloro che già ora sono i perdenti a causa della crescente disuguaglianza nella distribuzione dei redditi e della ricchezza. L'esperienza in Europa ci insegna che quando questi elettori non si sentono piu' rappresentati dai partiti di sinistra, votano sempre di piu' per i partiti di destra.

La violazione del principio della giustizia sociale è ancora piu' grave se si tiene conto di quali sono le persone che fuggono dalla guerra, dalla fame e dalla malattia. Solo una minoranza riesce a mettere insieme diverse migliaia di euro con i quali poter pagare i trafficanti di uomini per poter arrivare in Europa e soprattutto in Germania. Milioni di rifugiati di guerra vegetano nei campi profughi, milioni di persone non hanno alcuna possibilità di lasciare la propria patria a causa della fame e delle malattie. Senza alcun dubbio si potrebbero aiutare molte piu' persone se i miliardi spesi dallo stato per migliorare il destino dei piu' poveri al mondo fossero utilizzati per rendere piu' facile la vita nei campi profughi e per combattere la fame e le malattie nelle regioni piu' difficili. E se i miliardi spesi per gli interventi militari e il riarmo venissero utilizzati per aiutare le persone piu' povere del mondo, allora avremmo la possibilità di fare delle cose davvero buone. 

La "politica dei rifugiati" della "Cancelliera dei rifugiati" Merkel, giustamente punita dagli elettori, era completamente inverosimile, perché la sua presunta empatia verso i profughi di guerra non le ha impedito di consegnare armi ai Jihadisti tramite gli emirati del golfo e di partecipare a quegli stessi bombardamenti in Siria che hanno poi obbligato molte persone a fuggire all'estero.

Un partito di sinistra quando aiuta le persone in difficoltà non puo' ignorare il principio della giustizia sociale. E per quanto riguarda le controversie interne al partito basta dare uno sguardo ai risultati delle elezioni: chi trova cosi' poco sostegno fra i lavoratori e i disoccupati (nel 2009 le cose erano messe diversamente) deve iniziare a riflettere sulle cause. E non serve a molto il continuo riferimento ai ceti urbani - ai quali per quanto ne so io appartengono anche i lavoratori e i disoccupati - che stranamente viene sempre utilizzato come alibi da coloro che durante la campagna elettorale nei centri urbani finiscono per parlare tutt'al piu' davanti ad una manciata di persone. 

martedì 10 ottobre 2017

AfD è il partito del precariato

Una recente analisi sul voto del 24 settembre condotta dalla prestigiosa fondazione Bertelsmann (disponibile qui) conferma quello che in parte già sapevamo: AfD è il partito del precariato e del ceto medio piu' basso minacciato dalla globalizzazione e diffidente nei confronti del progetto europeo. Gli elettori di AfD non sono dei pericolosi razzisti o xenofobi ma dei cittadini alquanto arrabbiati per le loro condizioni economiche e sociali. Un articolo sui risultati dello studio da Junge Welt


La Fondazione Bertelsmann in una sua recente pubblicazione propone una possibile spiegazione del risultato elettorale del 24 settembre. Invece delle tradizionali distinzioni fra destra e sinistra, in Germania “la nuova linea di conflitto sarebbe fra gli scettici e i sostenitori della modernizzazione", scrive la Fondazione in uno studio pubblicato venerdì scorso. Il documento dal titolo "Elezioni popolari - mobilitazione e contro-mobilitazione dei ceti sociali alle elezioni federali del 2017" è sicuramente degno di nota. L'indagine post-elettorale è stata condotta dall‘istituto di ricerca sociale YouGov per conto della Fondazione Bertelsmann su un campione rappresentativo di 10.000 cittadini. Lo studio si basa anche sui dati delle circoscrizioni elettorali di Infratest-dimap.

L'autore dello studio Robert Vehrkamp spiega che il successo elettorale di AfD non puo' essere essere considerato solo come un fenomeno del'est. Invece della tradizionale suddivisione regionale, in Germania ci sarebbe una nuova linea di conflitto fra i diversi ambienti sociali, cosi' scrivono il responsabile del programma di ricerca della Fondazione Bertelsmann e gli scienziati del Wissenschaftszentrum Berlin (WZB).


I ricercatori hanno analizzato il comportamento elettorale dei diversi ambienti sociali. Questi sono stati suddivisi in diversi gruppi, ad esempio "l‘ambiente precario", "l’ambiente tradizionale" oppure "l’ambiente liberal-intellettuale". Nel precariato, caratterizzato da condizioni di lavoro e di vita insicure, il 28% dei voti è finito ad AfD. In questo ceto sociale AfD ha registrato un incremento del 18% attestandosi come il partito piu' forte. A perdere voti in questo ambiente sociale sono stati soprattutto la Linke e i socialdemocratici. La Linke ha ottenuto il 14% delle preferenze (-6%) mentre la SPD è riuscita a conquistare per sé solo il 18% dei precari subendo una perdita di 7 punti percentuali.

Anche nel cosiddetto "centro della società" AfD ha guadagnato molti consensi registrando una crescita del 15%. In totale in questa fascia di elettori ha raggiunto il 20%. Fra questi elettori, caratterizzati da un reddito medio, sembrerebbe essere molto diffusa la paura del declino sociale. L'Unione (CDU-CSU) in questo ambiente sociale ha invece perso 15 punti percentuali.

Nel complesso si puo' constatare, secondo lo studio, che fra gli elettori dell'Unione, della SPD, della FDP, della Linke e dei Verdi c'è una maggioranza di sostenitori che si pongono in maniera positiva nei confronti della "modernizzazione" della società. Gli "scettici della modernizzazione", secondo Verkhamp, guardano alla globalizzazione con una certa preoccupazione. Inoltre vedono nell'integrazione europea piu' rischi che opportunità e temono una perdita di sicurezza causata dall’atomizzazione della società e della dissoluzione delle forme di vita tradizionali.

Non è privo di implicazioni il fatto che questa fondazione, di orientamento neoliberista, con le sue definizioni consideri alcuni processi "moderni" oppure "progressisti", quando in realtà si tratta di fenomeni che potrebbero essere considerati come un passo indietro per lo sviluppo sociale. Fra questi ci sono sicuramente gli accordi di libero scambio TTIP e CETA, riconducibili al concetto di globalizzazione. AfD respinge questi accordi come del resto fanno molti elettori della SPD, dei Verdi e della Linke. Per gli elettori di destra tuttavia ad essere decisiva non è stata l'erosione degli standard sociali e ambientali, piuttosto la loro fondamentale avversione al partner commerciale americano.

Le conclusioni dello studio affermano che AfD si è inserita negli spazi sociali lasciati vuoti dai partiti tradizionali, sia nelle classi meno abbienti che nel ceto medio inferiore. I grandi partiti negli anni passati si sono occupati troppo poco di questi elettori. AfD tuttavia non è stata in grado di mettere in campo un programma politico e sociale "che possa adattarsi alle preoccupazioni di questi elettori, piuttosto si è affidata ad una campagna populista e di destra contro i rifugiati e i migranti".

Guardando allo studio è possibile ipotizzare che AfD in futuro potrebbe addirittura rafforzarsi, soprattutto se non facesse affidamento solo sui temi piu' razzisti ma se ad esempio promettesse di redistribuire anche un po' di risorse. Ci sono già esempi simili in altri paesi dell'UE. Ad esempio il Front National francese non solo si batte contro gli immigrati, ma chiede anche una riduzione dell'età pensionabile e un aumento di alcuni benefici sociali. Per AfD, data la forte influenza esercitata dell'ala neoliberista, al momento richieste simili sono difficili da immaginare.

lunedì 2 ottobre 2017

Il paese della disuguaglianza

Il prof. Marcel Fratzscher è uno stimato economista nonché il direttore del prestigioso Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung (DIW). Nel suo ultimo libro analizza la distribuzione dei redditi e dei patrimoni in Germania e giunge ad una conclusione netta: la Germania del 2017 è il paese della disuguaglianza sociale in cui il sogno del "benessere per tutti" di Ludwig Erhard ormai è solo uno slogan vuoto e privo di senso. L'economia sociale di mercato tedesca ormai da tempo non è piu' sociale. Dall'Huffington Post


Il motto di Ludwig Erhard, creare "benessere per tutti", oggi puo' essere considerato solo un'illusione. L'economia sociale di mercato tedesca, almeno per come l'abbiamo conosciuta nei decenni durante i quali era garantita la protezione di tutti i gruppi sociali, oggi non esiste piu'.

Nell'economia tedesca si gioca con le carte truccate - di concorrenza e di mercato nell'economia reale ce n'é sempre meno. 

La nuova economia di mercato tedesca mostra il suo vero volto in una disuguaglianza sociale sempre piu' forte. In nessun'altro paese industrializzato le opportunità, ma anche i patrimoni e i redditi, sono distribuiti in maniera cosi' disuguale.

Questa disuguaglianza non è solo un problema sociale ma anche economico: rallenta la crescita economica, impedisce l'aumento degli investimenti e la creazione di posti di lavoro migliori. Si tratta di danni reali, che pongono la Germania davanti a una grande sfida.

La Germania è il paese della disuguaglianza

Nel mondo industrializzato la Germania di oggi è uno dei paesi con le piu' grandi disuguaglianze sociali. Le ragioni non sono immediatamente evidenti. I fatti sono come le tessere di un puzzle che ad un primo sguardo non sembrano incastrarsi.

Il primo esempio è il "puzzle patrimoniale": la Germania è un paese ricco con un reddito pro-capite che è fra i piu' elevati al mondo. Ed è anche un campione di risparmio - in nessun'altro paese industriale i cittadini e le imprese risparmiano una quota cosi' elevata del loro reddito.

Sarebbe quindi logico aspettarsi che i tedeschi grazie ad un alto reddito e ad una elevata quota di risparmi possano accumulare dei grandi patrimoni privati per potersi assicurare una certa prosperità in vecchiaia e fare quindi della previdenza pensionistica. La realtà tuttavia sembra essere diversa: la ricchezza di molti tedeschi è notevolmente inferiore rispetto a quella dei loro vicini. E' fra le piu' basse in Europa ed è meno della metà rispetto a quella di molti europei.

Fanno parte della ricchezza le attività finanziarie e monetarie, gli immobili, gli oggetti di valore, le assicurazioni e le immobilizzazioni. Il loro valore nel portafoglio di molti tedeschi negli ultimi 15 anni è chiaramente sceso. Come è possibile che questi fatti possano andare d'accordo? Come è possibile che in un paese economicamente cosi' di successo e forte le persone abbiano cosi' poca ricchezza privata?

Come è possibile che le persone in Germania guadagnino e risparmino piu' dei loro vicini e tuttavia abbiano dei patrimoni inferiori? Allo stesso tempo la ricchezza è suddivisa in maniera profondamente diseguale. In nessun'altro paese della zona Euro la disuguaglianza dei redditi è superiore. La metà piu' povera della nostra popolazione praticamente non ha alcun patrimonio netto. Se le persone hanno dei beni, i loro debiti hanno un valore almeno uguale o superiore.

Nel 20% piu' povero, i debiti sono superiori ai patrimoni. Questi cittadini hanno una posizione debitoria netta. Ma anche al vertice della piramide della ricchezza la situazione tedesca è piu' estrema rispetto a quella dei suoi vicini: in nessun'altro paese in Europa il 10% piu' ricco della popolazione dispone di patrimoni maggiori.


Lo stato cerca di bilanciare l'elevata disuguaglianza attraverso la fiscalità e la redistribuzione finanziaria

La disuguaglianza nella distribuzione dei patrimoni in Germania è simile al livello registrato negli Stati uniti. Il secondo puzzle è il "puzzle del reddito": non solo per quanto riguarda i patrimoni, ma anche per quanto riguarda i salari e i redditi, l'aggettivo "sociale" nell'economia tedesca da tempo è stato messo in secondo piano.

Il divario fra i redditi piu' alti e quelli piu' bassi nel nostro paese continua ad ampliarsi. Quasi la metà dei lavoratori tedeschi negli ultimi 15 anni ha dovuto fare i conti con salari che hanno perso un parte del loro potere d'acquisto. La perdita di potere d'acquisto è stata accusata soprattutto dai lavoratori con i salari piu' bassi. 


Solo chi aveva salari piu' alti ha potuto approfittare di un aumento reale delle retribuzioni. A scendere non è stato solo il potere d'acquisto, anche i redditi per la maggior parte dei lavoratori sono cresciuti lentamente; soprattutto perché in Germania c'è un numero insolitamente elevato di persone con un'occupazione precaria o che - spesso involontariamente - hanno un lavoro a tempo. La Germania è uno dei paesi industrializzati con le piu' alte disparità di reddito.

Lo stato tedesco cerca di compensare questo elevato livello di disuguaglianza attraverso la fiscalità e la redistribuzione finanziaria - anche se i suoi sforzi hanno un successo molto limitato. La disuguaglianza dei salari e dei redditi disponibili negli ultimi anni è aumentata notevolmente. Dopo il 2005 questo aumento è stato in parte rallentato dal forte incremento dell'occupazione.


E cosi' la disuguaglianza crescente si riflette anche in un forte aumento del tasso di povertà - soprattutto i piu' anziani e i piu' giovani sono sempre piu' minacciati dalla povertà - così come accade per la diminuzione della giustizia sociale intergenerazionale. Proprio all'ingresso nel mondo del lavoro la disuguaglianza nelle attuali giovani generazioni, per quanto riguarda i patrimoni e i redditi, è chiaramente piu' alta rispetto a quanto accadeva in passato.


La mobilità sociale in Germania resta molto bassa

Il terzo puzzle è il "puzzle della mobilità". Le persone con un basso reddito e una bassa ricchezza raramente sono in grado di migliorare significativamente la loro situazione ed avere quindi "un'ascesa sociale". Una simile situazione di immobilità la si puo' riscontrare anche fra i redditi piu' alti e fra i patrimoni piu' grandi: chi ce l'ha fatta ad ottenere un buon reddito e ad accumulare un buon patrimonio, in Germania ha molte piu' opportunità di mantenere questa posizione rispetto a quanto accade in molti altri paesi.

Il rischio di un declino sociale è molto inferiore rispetto alla media dei paesi OCSE. La ridotta mobilità delle condizioni sociali è particolarmente evidente nel 10% piu' alto e nel 10% piu' basso, cioè nel decile piu' ricco e in quello piu' povero della popolazione. Nel confronto internazionale risulta eccezionale anche la forte interazione fra i valori del reddito e del patrimonio: i cittadini piu' ricchi sono anche quelli con un reddito piu' elevato. Chi ha già molto, riceve anche di piu'. 

Questo basso livello di mobilità sociale interessa anche le generazioni successive: in nessun'altro paese l'origine sociale influenza il proprio reddito come in Germania. In nessun'altro paese il povero resta cosi' spesso povero e il ricco cosi' spesso ricco - per generazioni.

In Germania la metà del reddito di un lavoratore è determinata dal reddito e dal livello di istruzione dei genitori. I figli di genitori ricchi non solo possono sperare in una grande eredità o in donazioni, ma hanno significativamente anche maggiori possibilità di raggiungere un reddito superiore alla media.

I bambini provenienti da famiglie a basso reddito e con un basso patrimonio raramente riescono a raggiungere una posizione sociale migliore rispetto a quella dei genitori. Questa ridotta mobilità negli ultimi decenni è persino diminuita. La classe media tedesca è sicuramente fra i grandi perdenti di questo sviluppo. Si tratta delle persone al centro della società, il cui lavoro spesso è a rischio, i cui salari stanno diminuendo e che hanno poche possibilità di fare della previdenza per la vecchiaia e di costruirsi un patrimonio.

Proprio le persone che fino ad ora sono state la spina dorsale di ogni economia e società - anche della nostra. La disuguaglianza in Germania ha molti volti. Le donne, gli abitanti delle regioni rurali, i tedeschi dell'est, i migranti, le persone appartenenti a famiglie socialmente deboli con un basso livello di istruzione, i genitori single, gli anziani e i bambini - tutti si trovano in una posizione chiaramente peggiore.

E' soprattutto lo stato tedesco ad avere sul lavoro un carico fiscale decisamente piu' forte rispetto a quello che ha sul capitale - il confronto internazionale lo mostra chiaramente. Già da tempo ormai la Germania non è piu' il paese che offre "benessere per tutti". Il "benessere per tutti" si è trasformato in benessere per pochi.


sabato 30 settembre 2017

Intervista a Toncar della FDP sull'unione di trasferimento

Deutschlandfunk.de intervista Toncar della FDP sull'unione di trasferimento e sul discorso di Macron: il deputato ribadisce la contrarietà della FDP "alla creazione di un meccanismo europeo per la redistribuzione automatica delle risorse". Da deutschlandfunk.de


DLF: Herr Toncar, lei è un avvocato. Di fronte alle paure del presidente Macron, ci tiene davvero tanto ad essere considerato l'affossatore?

Toncar: io credo che si possa rassicurare il sig. Macron. La FDP è un partito europeo, chiaramente, e vogliamo contribuire al progetto, come lui del resto. Condividiamo con lui i principi fondamentali delle riforme,  come sempre ci saranno delle discussioni e resteranno sempre delle differenze. Ma ci stiamo avvicinando con un atteggiamento simile, con la volontà di cambiare le cose e affrontare i problemi.

DLF: quanto c'è in Macron che puo' andare d'accordo con la FDP?

Toncar: abbiamo ovviamente delle aree in cui la pensiamo in maniera molto simile, sulla politica di sicurezza, nell'ambito dell'asilo politico, nel controllo delle frontiere, nella difesa dei confini, nel mercato interno digitale. In quello che ha suggerito c'è davvero molto su cui la possiamo pensare allo stesso modo. La differenza principale è sicuramente nel futuro dell'Eurozona. Nei fatti siamo contrari alla creazione di un meccanismo europeo per la redistribuzione automatica delle risorse.

DLF: il suo compagno di partito Wolfgang Kubicki lo ha espresso in maniera molto vivida: "l'idea che possa essere la Germania a dover pagare per tutti, se fossi stato un politico francese l'avrei avuta anche io", dice Wolfgang Kubicki. Quindi la domanda è: per Macron si tratta solo di fare piu' trasferimenti?

Toncar: beh, il bilancio dell'area euro che egli propone è esattamente questo. Per noi si tratta di mettere nelle mani dello stesso soggetto l'azione e la responsabilità, e cioè' gli investitori dovranno assumersi il rischio derivante dai loro investimenti, mentre gli stati che spendono piu' soldi dovranno essere anche responsabili, senza fare il passo piu' lungo della gamba. Questo è un programma che dice: chi agisce, deve anche essere responsabile delle sue azioni

DLF: si tratta del rifiuto a livello europeo della nozione di solidarietà?

Toncar: non è affatto cosi'. Se la solidarietà consiste nel fatto che un investitore sia esentato dal rischio per il suo investimento, allora direi che il concetto di solidarietà è stato stravolto. Solidarietà deve significare: chi investe del denaro, chi presta soldi ad uno stato, deve anche essere responsabile per quel rischio. Chi ha preso una decisione sbagliata, deve anche sopportare delle perdite. Se puoi investire senza rischi, allora dove è la solidarietà.

DLF: che cosa intende quando parla di investimenti senza rischi? Non l'ho ancora capito.

Toncar: un investitore, una banca, una grande assicurazione che prestano denaro ad uno stato e che possono sperare che ci sarà sempre qualcuno a ripagargli il denaro prestato, questo significa investire senza rischi. Avere un profitto garantito senza pero' assumersi alcun rischio. Non esiste in nessun altro luogo del mondo e non si tratta di solidarietà, almeno non la solidarietà che io mi immagino.

DLF: per Macron non si tratta delle banche. Si tratta ad esempio dell'alta disoccupazione e questo è un problema con cui molti paesi devono combattere, soprattutto con un'alta disoccupazione giovanile. Ancora: in questi casi non è necessario praticare la solidarietà?

Toncar: ci sono già oggi molti programmi europei, basta guardare ai fondi strutturali dell'UE o al piano Junker, attraverso i quali le istituzioni europee promuovono le attività economiche nei paesi membri dell'UE. Non mancano i programmi pubblici e non manca certo la volontà degli stati. Mancano piuttosto le strutture che in seguito possano portare alla creazione di posti di lavoro. I posti di lavoro non possono essere decretati per legge, devono crescere sul posto.

DLF: ma manca la conseguenza...

Toncar: sì! Bisogna naturalmente parlare del modo in cui l'Europa puo' essere resa economicamente piu' competitiva. C'è ad esempio il tema del mercato digitale interno, una chiara regolamentazione ad esempio dell'economia di internet, una delle proposte di Herr Macron, interessante in quanto potrebbe generare crescita in futuro. Ma una redistribuzione del denaro che naturalmente porta gli investitori a trovarsi in una condizione di immunità - e questo è l'obiettivo - non servirà certo a creare nuovi posti di lavoro. In questo modo invece di ridurle, le differenze dell'Eurozona sarebbero invece mantenute, approfondite e cementate.

DLF: Herr Toncar, quali sono le proposte di Macron che potrebbero gravare sui negoziati della coalizione, e che forse potrebbero portare anche ad un fallimento definitivo?

Toncar: non c'è nulla che minacci i negoziati, piuttosto ci sono approcci diversi. Io credo che per l'Eurozona dobbiamo trovare una soluzione che sia anche ragionevole e in grado di funzionare. Come Freie Demokraten durante la nostra conferenza programmatica tenutasi dieci giorni prima delle elezioni abbiamo adottato dieci decisioni, e una di queste riguarda l'Eurozona e il principio dell'azione e della responsabilità. Un principio che riguarda il meccanismo di insolvenza per gli stati membri ed è in grado di chiudere le lacune nel processo bancario. Lo abbiamo deciso, e ci crediamo seriamente.

DLF: Bütikofer dei Verdi, sostiene che Juncker e Macron abbiano detto: piu' soldi, piu' Europa. Se vogliamo essere onesti, dopo il discorso di Bruxelles e Parigi, non pensa che sarebbe necessario un discorso di Varsavia o Budapest, e cioè una visione completamente diversa dell'Europa?

Toncar: è giusto. Io credo che in Europa sia necessario discutere apertamente i nuovi approcci, e naturalmente c'è un punto di vista dell'Europa orientale, anche se siamo irritati da cio' che è accaduto nei due paesi citati negli ultimi anni. Sicuramente è necessario condurre una discussione.

DLF: Macron è sulla strada giusto o sta andando fuori carreggiata?

Toncar: Macron vuole modellare l'Europa, la vuole portare avanti, e io la vedo come una possibilità. Naturalmente le diversità nell'approccio non scompariranno immediatamente. Penso che le proposte per l'Eurozona non siano adatte a risolvere i problemi strutturali, abbiamo bisogno invece di approcci diversi in grado di mettere una maggiore enfasi sulle iniziative imprenditoriali. 

DLF: cosi' ha parlato il parlamentare della FDP Florian Toncar.