mercoledì 26 aprile 2017

Il candidato di Berlino

German Foreign Policy racconta l'ingerenza tedesca nella campagna elettorale francese: prima l'endorsement sfortunato a Fillon, poi la correzione di rotta e l'appoggio di Merkel e Gabriel per Macron, un candidato compatibile con gli interessi tedeschi. Da german-foreign-policy.com


Compatibile con la Germania

Pochi giorni prima delle elezioni presidenziali francesi, la Deutsche Gesellschaft für Auswärtige Politik (DGAP), con un articolo comparso su DGA Kompakt di aprile, analizzava il programma elettorale dei cinque candidati più promettenti e le possibili conseguenze per gli interessi tedeschi. "Solo 2 candidati" sarebbero "veramente compatibili con la Germania", spiegava la DGAP: "Emmanuel Macron e François Fillon".[1] Le loro posizioni "su molti aspetti importanti si sovrappongono a quelle del governo federale", si legge nell'analisi del Think-Tank; entrambi "propongono un ambizioso programma di riforme", la cui realizzazione "sarebbe un prerequisito per poter attuare iniziative comuni in materia di unione economica e monetaria". Non si può certo negare che “su alcuni temi i punti di vista sono diversi": tuttavia "un compromesso è realistico". Il candidato socialista Benoît Hamon, lamentava la DGAP, propone invece di "ignorare i criteri di Maastrichit mettendo a rischio la stabilità". Jean-Luc Mélenchon (Parti de Gauche) e Marine Le Pen (Front National) respingono addirittura alcuni elementi centrali dell'UE e mettono in dubbio la partecipazione della Francia alla Nato: "è difficile immaginare una cooperazione costruttiva con loro".

Il favorito numero uno

Con un'aperta e decisa ingerenza nella campagna elettorale del vicino e coerentemente con i propri interessi, Berlino, sin dall'inizio dell’anno, ha sostenuto in maniera convinta prima Fillon e poi Macron. Inizialmente a Berlino su Fillon c'erano state anche delle obiezioni, il candidato gollista aveva infatti parlato di una possibile riconciliazione con la Russia; tuttavia poco dopo sono stati gli stessi commentatori francesi a ipotizzare che questa non sarebbe stata in contrasto con gli interessi tedeschi [2]. Nella capitale tedesca sono stati sicuramente accolti con favore alcuni degli annunci fatti da Fillon: la cancellazione della settimana lavorativa di 35 ore, l’aumento dell'età di pensionamento a 65 anni, la deregolamentazione del mercato del lavoro, l'aumento dell'Iva di 2 punti percentuali e la cancellazione di mezzo milione di posti di lavoro nella pubblica amministrazione; proposte che vanno a braccetto con la politica dell'austerità tedesca. Secondo la stampa economica francese, già nel novembre 2016, il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble aveva espressamente elogiato il programma elettorale di Fillon [3]. Il 23 gennaio 2017,  Schäuble, il Ministro della Difesa Ursula von der Leyen e la Cancelliera Angela Merkel hanno ricevuto Fillon a Berlino per un colloquio - gli hanno così permesso di potersi presentare davanti agli elettori francesi come il candidato sostenuto dai poteri europei. Durante la partecipazione ad un incontro pubblico presso la sede berlinese della Konrad-Adenauer-Stiftung, fondazione vicina alla CDU, tenutosi lo stesso giorno, il Sottosegretario di governo Peter Altmaier ha commentato: "Ci auguriamo che lei possa tornare quanto prima a farci visita in qualità di presidente".

Favorito numero 2

Poco dopo però il governo è stato costretto a fare una correzione di rotta: Fillon a causa dello scandalo causato dagli alti stipendi assegnati alla moglie e ai figli è crollato nei sondaggi. Berlino perciò ha iniziato a sostenere la candidatura di Macron. La Cancelliera il 16 marzo gli ha concesso un incontro; poco dopo Sigmar Gabriel si è presentato davanti alla stampa al Ministero degli Esteri insieme a Macron. La stessa sera del 16 Marzo nella capitale tedesca si è tenuta una tavola rotonda pubblica sul futuro dell'Europa con Macron, il filoso Jürgen Habermas e Sigmar Gabriel [5], l'obiettivo era quello di aumentare il prestigio del candidato francese; un evento che ha avuto una discreta risonanza anche in Francia. Non solo Macron si auspica una cooperazione incondizionata con Berlino, nel quadro di una Unione Europea dominata dalla Germania, ma ha sicuramente lasciato al governo tedesco un'ottima impressione di sé visto che durante il suo mandato (agosto 2014-agosto 2016) è riuscito a far passare una completa deregolamentazione del mercato del lavoro francese. Recentemente anche il Ministro Schäuble ha fatto apertamente campagna per Macron. L'uomo "ha sicuramente molto fascino", ha continuato Schäuble: "probabilmente voterei per Macron". [7] Poiché il massiccio interventismo tedesco nella campagna elettorale poteva risultare controproducente, recentemente Macron è stato costretto a prendere le distanze da Berlino. Gli avanzi commerciali tedeschi "e la forza economica della Germania nelle loro dimensioni attuali non sono sostenibili", ha dichiarato il candidato la scorsa settimana [8]. Questa affermazione tuttavia secondo diverse interpretazioni era motivata solo da tattica elettorale, senza una vera presa di distanza.

Modello CDU

L'intervento tedesco, che con l'articolo del Presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier del 15 aprile sul quotidiano Ouest-France completava il coro delle sirene che invitano ad ignorare i partiti anti UE, non è un caso isolato. Già durante la campagna per le presidenziali francesi del 2012 il governo tedesco era intervenuto massicciamente, allora a favore del conservatore Nicolas Sarkozy. Il partito di Sarkozy, l'UMP, nell'autunno del 2011 aveva  addirittura redatto il proprio programma elettorale in stretta collaborazione con la Konrad-Adenauer-Stiftung; sulla UMP, la stampa tedesca, con un'aria di sufficienza, scriveva  allora che "si erano addirittura messi a studiare la sede centrale della CDU al Tiergarten di Berlino", per "poter meglio pianificare il nuovo quartier generale del loro partito" .[10] A proposito di Sarkozy, la stessa DGAP scriveva "che Sarkozy l'americano", come lui si era ridefinito all'inizio del suo mandato, per via del suo temporaneo riavvicinamento a Washington, "ora è diventato Sarkozy il tedesco" [11]

[1] Claire Demesmay (Hg.): Frankreichs Präsidentschaftswahl 2017: Was die fünf wichtigsten Kandidaten für Deutschland bedeuten. DGAPkompakt Nr. 4, April 2017.
[2] S. dazu Ohne Chance.
[3] Wolfgang Schäuble loue le programme de François Fillon. www.lesechos.fr 29.11.2016.
[4] Thomas Hanke: CDU empfängt Fillon wie den neuen Präsidenten. www.handelsblatt.com 24.01.2017.
[5] Zu Habermas' Europakonzeption: Hans-Rüdiger Minow: Zwei Wege - Eine Katastrophe. Flugschrift No. 1. Aachen 2016. german-foreign-policy.com/bestellung_flugschrift/ .
[6] S. dazu Der Preis der Deregulierung.
[7] "Wahrscheinlich würde ich Macron wählen". www.spiegel.de 11.04.2017.
[8] Hollande warnt vor Populisten. Frankfurter Allgemeine Zeitung 18.04.2017.
[9] Interview mit der Funke-Mediengruppe. www.bundespraesident.de 15.04.2017. Ouest-France ist die meistverkaufte Tageszeitung Frankreichs.
[10], [11] S. dazu Sarkozy, der Deutsche.

domenica 23 aprile 2017

La lezione tedesca per Trump

Schäuble è volato in America in occasione della riunione del FMI per difendere gli avanzi  con l'estero tedeschi dalle accuse di Trump e della sua amministrazione. Der Spiegel pubblica i punti piu' importanti del documento con il quale i tedeschi intendono difendersi. La lezioncina dei primi della Klasse. Da Der Spiegel


Le partite correnti per il governo tedesco non sono un indice di riferimento rilevante, scrivono gli esperti che hanno redatto il documento per conto del governo tedesco. Il motivo: possono essere influenzate solo in maniera molto ridotta da misure di natura politica. "L'avanzo delle partite correnti tedesco è prima di tutto il risultato dell'incontro fra domanda e offerta, fra imprese e consumatori, sul mercato mondiale".

Circa la metà dell'avanzo commerciale sarebbe riconducibile ad elementi strutturali sui quali la politica nel breve periodo non puo' fare molto. Fra questi ci sono: "l'elevata competitività dei produttori tedeschi sui mercati mondiali", ma anche "la struttura delle produzioni complesse e di alto valore qualitativo". In parole povere: la Germania produce ed esporta beni richiesti in altre parti del mondo, che nessun altro paese è in grado di offrire.

Inoltre, nel documento si sottolinea che l'avanzo delle partite correnti tedesco avrebbe raggiunto e superato il picco. Nel 2015 era pari all'8.6% del PIL, nel 2016 era sceso all'8.3%. "Secondo le previsioni attuali l'avanzo corrente con l'estero quest'anno sarà del 7.5% e del 7% il prossimo anno", recita il documento con tono rassicurante.

Anche l'elevato ammontare di attività estere dei tedeschi, secondo il documento, sarebbe una conseguenza inevitabile degli elevati avanzi con l'estero. Sono una conseguenza dell'elevata esportazione di capitali: le imprese tedesche negli anni passati hanno investito molto denaro all'estero per conquistare nuovi mercati, mentre i risparmiatori privati erano in cerca di rendimenti piu' elevati. Gli investimenti esteri generano dei redditi che a loro volta alimentano il surplus delle partite correnti. Questo effetto da solo spiegherebbe circa un quarto degli avanzi esteri tedeschi, scrivono gli esperti governativi.

Dell'export di capitali tedeschi hanno beneficiato prima di tutto gli Stati Uniti. "Gli investitori tedeschi sono fra i piu' grandi datori di lavoro stranieri negli Stati Uniti". Partecipano ad oltre 3.000 società, che con oltre 672.000 occupati generano un fatturato di circa 466 miliardi di Euro. Solo nel 2016 sono arrivati negli Stati Uniti 63 miliardi di dollari di capitali tedeschi. Le imprese tedesche hanno investito fino al 2015 circa 319 miliardi di dollari negli Stati Uniti, cifra che li rende il terzo piu' grande investitore estero.

"L'alta attrattività degli Stati Uniti per gli investimenti di portafoglio esteri deriva anche dalla loro importanza economica e politica per l'economia globale e dal ruolo del dollaro come valuta di riserva internazionale.", ricordano gli esperti tedeschi. Detto diversamente: fino a quando gli Stati Uniti pretenderanno di essere una potenza mondiale, attrarranno capitali esteri, che in ultima istanza significa importare piu' beni di quanti se ne esportano.

Tali squilibri commerciali, piu' volte messi sul banco degli imputati dalla nuova amministrazione americana, continuano gli esperti tedeschi cercando di rassicurare gli americani, non sarebbero in fondo nulla di male, anzi "in un'economia aperta sono la norma". "Sono l'espressione di diversi vantaggi comparati e della conseguente specializzazione produttiva". Detto in tedesco: ognuno fa quello che sa fare meglio.

Piu' pensionati, meno surplus

La causa dei risparmi relativamente elevati investiti all'estero, secondo le valutazioni del governo tedesco, deve essere ricercata nella attuale situazione previdenziale. "Diverse stime parlano di una quota tra uno e tre punti percentuali di avanzo corrente con l'estero dovuti alla situazione demografica", è scritto nel documento. La prospettiva confortante: quanti più' tedeschi andranno in pensione e quindi inizieranno ad utilizzare i loro risparmi, tanto più' forte sarà la riduzione degli avanzi esteri tedeschi.

Gli autori non mettono in dubbio il fatto che uno squilibrio nelle partite correnti "potrebbe giustificare anche misure economiche da parte del governo". Tuttavia la Germania secondo Schäuble e Zypries ha già fatto abbastanza per ridurre il surplus. Fra le misure prese c'è anche il salario minimo, introdotto nel 2015 e incrementato nel 2017. Inoltre, i contribuenti in questa fase elettorale hanno beneficiato di una riduzione delle tasse di undici miliardi di Euro. "Si tratta di misure che aumentano la domanda interna".

Il governo ha inoltre incrementato gli investimenti pubblici nel bilancio federale di quasi il 45% e ha introdotto misure per aumentare gli investimenti privati. "La quota di investimenti in rapporto al PIL nel corso dell'anno dovrebbe crescere dal 20 al 20,2%"

Gli esperti governativi rispondono con veemenza alle accuse degli americani, secondo le quali la Germania si procurerebbe vantaggi commerciali ricorrendo a mezzi sleali: "la Germania non ha alcuna influenza sul tasso di cambio e non applica strumenti protezionistici", scrivono nel documento. Gli stati europei, come anche la Commissione UE, non possono in alcun modo modificare la politica monetaria della BCE.

Da una prospettiva globale, riassumono gli autori del documento, le partite correnti tedesche non sarebbero molto significative. Su scala globale ciò che conta è l'equilibrio complessivo della zona Euro con il resto del mondo. "Cosi' come la bilancia delle partite correnti della California verso la Cina non è l'oggetto della discussione, ugualmente non dovrebbe esserlo quella degli Stati Uniti con la Germania".

Se questi confronti riusciranno davvero a convincere lo staff di Trump tuttavia è discutibile. Wolfgang Schäuble aveva già fatto il confronto scherzoso con la California a metà marzo nel corso della visita iniziale del suo nuovo omologo Steven Mnuchin. Il quale pero' era rimasto impassibile. 

2 notizie interessanti dalla Germania

Due notizie molto interessanti uscite questa settimana sulla stampa tedesca: il Ministro dell'Economia Brigitte Zypries (SPD) in un'intervista dichiara candidamente che il governo tedesco non si considera responsabile per il surplus delle partite correnti e quindi non intende scusarsi con il resto del mondo, dalla Rheinische Post.

"L'economia tedesca è competitiva e forte. Nessuno deve scusarsi per il fatto che le nostre attrezzature e i nostri macchinari si vendono bene all'estero", ha dichiarato il Ministro Zypires alla Rheinische Post. E' stata la risposta del ministro alle critiche, fra le altre, del presidente del FMI Christine Lagarde, in riferimento al surplus delle partite correnti tedesco.

"I principali fattori che influenzano l'avanzo delle partite correnti tedesco sono ad esempio il prezzo del petrolio oppure il corso dell'Euro. Fattori che non possono essere influenzati o controllati dal governo", ha sottolineato Zypres. "Con l'introduzione del salario minimo, la riduzione delle imposte sul reddito e il rafforzamento degli investimenti, abbiamo già fatto abbastanza per stimolare la domanda interna", ha detto il Ministro. Lagarde ha tuttavia "ragione quanto chiede ulteriori sforzi per maggiori investimenti in Germania, ad esempio nelle infrastrutture digitali oppure nel supporto alla ricerca. Anche io la penso cosi'", ha detto Zypries.

Nonostante i continui attacchi alla BCE, il Ministro Schäuble negli ultimi 8 anni avrebbe risparmiato 145,7 miliardi di Euro in spesa per interessi rispetto ai budget di spesa precedentemente formulati dal governo. Da Handelsblatt Global


Grazie ai bassi tassi di interesse, il governo tedesco ha risparmiato 145,7 miliardi di Euro in spesa per interessi rispetto alle previsioni di bilancio. Questo è quanto emerge da una risposta del Ministero delle Finanze ad una interrogazione dei Verdi, di cui Handelsblatt è in possesso.

Nei suoi budget dal 2008 al 2016, il Ministero delle Finanze aveva calcolato una spesa per interessi pari a 416.2 miliardi di Euro, il governo tuttavia alla fine del periodo ha speso solo 270,5 miliardi di Euro. I risparmi sono stati particolarmente significativi lo scorso anno: nella sua relazione finanziaria del 2012, il Ministero aveva stimato per l'intero 2016 una spesa per interessi pari a 41.2 miliardi di €. "Al termine dell'anno finanziario sono stati registrati 17,5 miliardi di Euro di spesa per interessi per l'intero anno", ha dichiarato il Ministro. Il  Ministro Schäuble, solo nel 2016, avrebbe risparmiato 23.7 miliardi di Euro rispetto al piano originario.

mercoledì 19 aprile 2017

Lettera aperta alla "cara Europa" di Heiner Flassbeck

Bellissima lettera aperta di Heiner Flassbeck alla "cara Europa" con un consiglio: guardati dai falsi amici e non ti fidare troppo di chi ostenta una grande amore per il progetto europeo, probabilmente ha un'agenda nascosta. Da Makroskop.de

Cara Europa,

in questo momento così difficile ti penso spesso. Sono dispiaciuto per le tue condizioni, che non sono affatto buone. Ed è per questo che ti scrivo una lettera Pasquale, speriamo rassicurante.

Non saprei dire esattamente chi ha coniato quel detto molto saggio che dice: "chi ha gli amici giusti, non ha bisogno di avere dei nemici". E io credo sia proprio questa la ragione delle tue sofferenze.


Siamo in una fase storica in cui tutti vogliono essere amici dell'Europa. Ovunque non si parla altro che di te. Ogni partito cerca di radunare intorno a sé gli amici dell'Europa, i quali versano poi fiumi di inchiostro per farci sapere quanto siano buoni amici dell'Europa. Il Presidente della Repubblica, la Cancelliera e i Ministri, soprattutto in Germania, non si stancano di sottolineare che sono animati da un sincero spirito europeo. Anche le radio regionali tedesche esortano quotidianamente a partecipare alla prossima manifestazione di "Pulse of Europe", a sventolare con gioia le bandiere blu e a cantare ad alta voce l'inno europeo.

"Europa ueber alles", diciamo cosi'. E proprio questo, tu lo sai meglio di chiunque altro, puo' diventare pericoloso. Prendiamo ad esempio "Pulse of Europe". Probabilmente si tratta di qualcuno che ha speso un bel po' di soldi per cercare di disabituare gli europei dall'esercitare il loro pensiero autonomo. Gli amici dell'Europa devono esultare, ma non pensare. Qualche anno fà ci avevano provato con dei temi simili attraverso la campagna "Du bist Deutschland". Quello che realmente volevano era immobilizzare i tedeschi per potergli applicare una pomata bianca anestetizzante, affinché non si mettessero a protestare per avere dei reali miglioramenti.

Sicuramente anche questa assurdità scomparirà alla svelta, come del resto sono scomparse tutte le campagne precedenti. Ma chi sta dietro la campagna è responsabile per aver coperto con tanta gioia superficiale l'indispensabile pensiero critico, specialmente in un momento difficile come questo, impedendo ogni forma di reale progresso. Perchè i miglioramenti hanno bisogno di critiche, di una diagnosi concreta e in nessun caso di tanti discorsi vuoti.

Sono stato recentemente in Italia, dove si puo' toccare con mano quello che realmente ti manca. Li' lo si può' vedere meglio che nella maggior parte degli altri paesi: tanti italiani potrebbero essere dei buoni europei ma non riescono piu' ad esserlo. Perché oggi per loro l'Europa è direttamente collegata con la paura del declino sociale e l'incertezza del futuro, invece che con la prosperità e la fiducia. E anche li' ad ogni angolo c'è un politico che finge di essere il tuo miglior amico e racconta alla gente storie di pace, felicità e pane per tutti, che nulla hanno a che fare con la realtà quotidiana. Questi tuoi "buoni amici" risultano ancora piu' frustranti, perché le persone capiscono che non li si vuole realmente ascoltare e non si vuole prendere sul serio le loro preoccupazioni.

Voglio mostrare un esempio di cosa intendo per presunta amicizia e presunta ostilità. Un esempio da cui è facile capire una cosa: chi senza esitazione dichiara di essere il tuo migliore amico, spesso è il tuo peggior nemico. Su Le Monde e Der Spiegel sono apparsi contemporaneamente sul tema Europa ed Unione Monetaria un articolo dell'economista francese Agnès Bénassy-Quéré e uno dell'economista tedesco Marcel Fratzscher.

Agnès Bénassy-Quéré ha scritto un articolo molto intelligente, senza "Euroeuforia", ma con una diagnosi della situazione chiara e critica. Per lei il Trattato di Maastricht ha fallito e per questo chiede alla Germania di modificare la propria politica economica, perché una politica di grandi avanzi commerciali non è compatibile con l'unione monetaria. Il suo riassunto: "i francesi non credono ad una politica dei bassi salari per l'intera Eurozona. Ci sarebbe probabilmente un apprezzamento del corso dell'Euro, ma sicuramente nessuna competitività aggiuntiva in Europa. Detto in altre parole: con le ricette tedesche non è possibile cucinare per tutta l'unione monetaria".

Ben diverso Marcel Fratzscher che fa riferimento all'origine francese del suo nome e che si presenta come un grande europeista. La Francia ha senza dubbio una produttività elevata e puo' quindi guardare con fiducia al futuro. Il paese si trova tuttavia in una situazione di depressione mentale, la disoccupazione è alta e i redditi non crescono. La Francia, secondo Fratzscher, dovrebbe prendere esempio dalla Germania che all'inizio degli anni 2000 con la sua Agenda 2010 è uscita con successo da una simile situazione di depressione.

L'Agenda 2010, secondo Fratzscher, ha favorito un cambio di mentalità che ha portato ad una cooperazione fra le parti sociali e lo stato. La Francia dovrebbe seguire l'esempio tedesco e flessibilizzare il suo mercato del lavoro. Le sue conclusioni: 

"la Germania ha bisogno di una Francia pronta a lanciare le riforme economiche necessarie. Queste riforme includono le liberalizzazioni nel settore dei servizi, il rafforzamento degli investimenti privati, piu' investimenti pubblici nella formazione e nell'innovazione e piu' apertura verso le critiche che arrivano dall'esterno. La Germania ha bisogno di una Francia che l'aiuti a capire che un elevato avanzo commerciale con l'estero non è necessariamente un segno di forza, ma anche e soprattutto, un segno di debolezza e squilibrio".

Quindi gli avanzi commerciali tedeschi sarebbero un segno di debolezza, la bassa disoccupazione invece un segno di cooperazione per ulteriori "riforme in Germania", che addirittura dovrebbero essere sollecitate dalla Francia. Secondo Fratzscher solo una cosa non dovrebbe essere consentita alla Francia: criticare apertamente la Germania per aver approfittato del passaggio all'unione monetaria al fine di ottenere un vantaggio competitivo, grazie a un dumping salariale decretato dallo stato che i paesi partner possono pareggiare solo con dei tagli salariali, che quasi sicuramente porterebbero al potere le forze nazionaliste anti-europee. Proprio questo, cio' di cui parla la sua collega francese, non è affatto desiderato.

Vedi cara Europa, il tedesco dice di essere tuo "grande amico", pero' quello che sta facendo per te è completamente sbagliato, la francese, invece, sembra meno amichevole, ma quello che dice è molto piu' saggio. Spesso l'aspetto esteriore è ingannevole. Solo chi fa una diagnosi onesta vuole realmente risolvere i problemi. Chi fa tanti giri di parole, o è un pessimo dottore, oppure ha un'agenda nascosta, che è tutto fuorché pro-europea.

Devi fare attenzione specialmente ai tedeschi, che dicono di voler portare l'Europa fuori dalla crisi oppure di voler essere dei buoni europei in quanto tedeschi, perché pensano di avere una responsabilità storica verso il continente. Nulla puo' essere piu' pericoloso. In questa prospettiva molti socialdemocratici tedeschi potrebbero essere particolarmente dannosi. Notoriamente hanno una cattiva coscienza, perché sono fra i responsabili della miseria attuale e per questo usano la clava dell'Euroeuforia per sferrare colpi intorno a sé.

Un esempio particolarmente negativo lo ha dato l'imprenditore e socialdemocratico Harald Crist, che senza imbarazzo è riuscito ad insinuare che i tedeschi hanno l'Europa nel cuore, mentre i francesi e gli italiani preferiscono restare prima di tutto francesi ed italiani. In questo caso il presunto amico si è trasformato in un nemico giurato.

Purtroppo anche i tuoi amici istituzionali stanno fallendo miseramente. Le istituzioni che sono state create appositamente con questo scopo, per dare appunto all'Europa un proprio volto e un proprio potere, si sono rinchiuse in scatole ideologiche profondamente sbagliate oppure nelle piu' importanti capitali europee non hanno il coraggio di battersi contro queste ideologie. Chi oggi vuole fare davvero qualcosa per l'Europa, deve cercare il confronto con coloro che si propongono come amici dell'Europa, ma che in realtà considerano l'Europa solo come una piattaforma dove poter cucinare la loro minestra politica o economica.

Non è esagerato dire che oggi il progetto europeo, di cui per un lungo periodo siamo stati anche orgogliosi, è degenerato in un progetto ideologico in cui il neoliberismo è diventato piu' importante di cio' che dovrebbe unire tutti i cittadini europei. Invece di una discussione aperta a livello europeo è in corso la battaglia difensiva del neoliberismo, che sebbene abbia fallito, cerca di difendere con ogni mezzo le posizioni conquistate. Chi protesta contro questo stato di cose, non deve pero' essere considerato automaticamente un anti-europeo oppure un nazionalista, ma un cittadino arrabbiato che si batte per i diritti che un tempo gli erano stati promessi in nome dell'Europa.

Cosi' mia cara Europa, non mi resta che sperare che alla tua età e nonostante le tue cattive condizioni di salute, tu riesca a trovare la forza necessaria per smascherare finalmente i falsi amici e per mostrargli la porta d'uscita. Invecchiando, non necessariamente tutto peggiora.

Con i migliori saluti e auguri, resto un tuo amico fedele

Heiner Flassbeck

Vite da Hartz IV

Come vivono gli Hartz IV? Hartz IV è davvero un sistema vessatorio da cui non si riesce ad uscire. Secondo la Süddeutsche Zeitung non è sempre cosi'. Il giornale di Monaco ha chiesto a 3 Hartz IV di raccontare che cosa significa per loro vivere con l'aiuto dello stato e dei Jobcenter. Dalla  Süddeutsche Zeitung


Dietmar Kienle, 44, Monaco

Sono stato disoccupato per un lungo periodo, lo ero già nel 2000 quando mi sono trasferito a Monaco. Ho solo un diploma di scuola professionale (Hauptschule), l'apprendistato da muratore non sono riuscito a terminarlo. Anche con una certificazione nella logistica di magazzino non sono riuscito ad ottenere molto. 120 candidature, ma non è successo nulla.

Per diversi anni sono rimasto a galla con lavori giornalieri e precari. Stuccatore, imbianchino, muratore. Lavori faticosi, ma mai nulla di stabile. Poi le mie ginocchia non ce l'hanno piu' fatta. Con l'operazione mi hanno raddrizzato il piede, ma non mi è stato piu' possibile fare del lavoro fisico. I soldi sono diventati ancora meno.

In ogni città è difficile vivere con Hartz IV. Ma in una città come Monaco e quando come nel mio caso sei alle prese con una dipendenza da alcol, ancora di piu'. Nel 2014 l'impiegato del Jobcenter a cui ero stato assegnato mi ha procurato un "lavoro a un Euro" (Ein-Euro-Job, misura del centro per l'impiego per far rientrare i disoccupati nel mondo del lavoro, retribuzione fra 1 e max 2,5 € lordi l'ora) all'assistenza tecnica per le biciclette presso la Dynamo. Si tratta di un'associazione che sostiene le persone bisognose.

Mi è sempre piaciuto avvitare e svitare. Si dice sempre, una bicicletta è solo una bicicletta, ma non è vero. Le riparazioni spesso sono difficili. Grazie ad un programma del Jobcenter avrò un impiego stabile per i prossimi 2 anni. Poi vedremo. Il mio obiettivo è un lavoro vero, cioè indeterminato.

Anche al responsabile della mia pratica al Jobcenter farebbe molto piacere. Alle persone che si lamentano di continuo posso solo dire: mi sono sempre sentito in buone mani. Non mi hanno mai deluso.

Peter Tonau, 27, Riesa

Il mio avvocato mi ha sconsigliato di usare qui il mio vero nome. Mi ha detto: se il mio nome finisce su Internet posso peggiorare le chance di trovare un lavoro. Nel 2006 ho iniziato un apprendistato come conduttore di macchine  e impianti. Non era mai stato il lavoro dei miei sogni. Avrei preferito la polizia, ma ho l'asma. Dopo l'apprendistato sono stato preso da un'azienda che costruisce radiatori. Andavo d'accordo con i colleghi.

Penso sia piu' importante essere circondato da persone per bene che guadagnare 2500 € al mese. Nel 2010 l'azienda si è trasferita nella Repubblica Ceca. Da allora per me ci sono stati solo lavori temporanei: ogni 2 giorni nuove persone, nuovo lavoro, 7 € lordi l'ora.

E poi a causa della presunta mancanza di ordini si viene licenziati. Così ogni volta si torna al Jobcenter, e ogni volta ti assegnano a una delle loro misure. La prima è stata in una cooperativa sociale. Dal punto di vista lavorativo non mi ha portato nulla, ma mi ha fatto piacere andarci. Poi mi hanno spedito come lavoratore qualificato in un laboratorio per giovani. Invece di fare qualcosa di artigianale, dovevamo giocare a Monopoli.

Un'altra volta invece sono andato con la mia auto e come prima cosa mi hanno chiesto come mi fosse venuto in mente di guidare senza patente. Poi ho capito: si trattava di una misura per gli alcolisti. In una sala fredda c'erano persone anziane che continuavano a limare pezzi di legno. Quando ho chiesto di cosa si trattava, non ho ricevuto nessuna risposta. Me ne sono quindi andato e il Jobcenter mi ha tagliato del 30% il sussidio. Solo quando mi sono lamentato me li hanno ridati indietro.

Non fraintendete: Hartz IV non è del tutto sbagliato. E' giusto candidarsi ed è anche giusto doverlo provare. Ma queste misure insensate sono una presa in giro.

Wieland Kerschner, 61, Hamburg

Di formazione sono un commerciante di sanitari, ma in quell'ambito non sono mai riuscito a lavorare. Ho anche studiato legge, ma poi non ho passato gli esami. Sono stato disoccupato per 15 anni, di questi pero' solo 4 veramente. Il resto l'ho trascorso nei posti di lavoro ad un Euro (Ein-Euro-Job), ho sempre fatto in modo che questi lavori avessero anche un senso. Non ci si puo' certo aspettare che qualcosa di buono accada da sé.

Ho messo a posto libri nella facoltà di diritto, corretto cataloghi. All'erbario ho inserito piante nella rete dei dati. Tutti lavori che mi sono anche piaciuti. Senza questi lavori non avrei avuto alcuna prospettiva. Ora lavoro nella libreria antiquaria nel Rathauspassage di Amburgo. Lì assumono da sempre anche i disoccupati di lunga durata.

Per il momento ho un contratto di lavoro da 25 ore. Anche perché l'ho sempre segnalato: non ho intenzione di fare volontariato. E' una cosa che si possono permettere solo le persone con ricche.

Oltre a questo continuo a lavorare per la SPD. Sono un militante da 30 anni. Sull'Agenda 2010 ho un opinione contrastata. Penso che avesse senso combinare le prestazioni di disoccupazione e l'assistenza sociale. E' stato giusto anche obbligare le persone a dichiarare la loro ricchezza. Se voglio avere i soldi dallo stato, allora devo giocare a carte scoperte.

Il problema è che i Jobcenter invece di mediare si occupano dell'amministrazione. Nei diversi uffici non lavorano degli headhunter ma degli assistenti sociali. Non hanno nessun contatto con le imprese, e la maggior parte delle imprese non prende sul serio le misure di formazione professionale. Ne ho frequentata una su SAP, perché volevo lavorare da Airbus. Fra le 30 persone che hanno frequentato il corso, per quanto io ne sappia, nessuno ha ottenuto un lavoro in cui gli è stato utile quello che ha imparato al corso.

venerdì 14 aprile 2017

Hans Werner Sinn: 4 riforme indispensabili per far funzionare l'UE

Hans Werner Sinn torna a parlare delle 4 riforme necessarie per far funzionare l'UE, ovviamente dal punto di vista tedesco: meno welfare per gli immigrati, uscita temporanea dall'Euro, default sul debito pubblico e rimborso annuale dei saldi Target da farsi con l'oro. Da WirtschaftsWoche


Se vogliamo che l'UE sopravviva, dobbiamo fare le riforme necessarie. Soprattutto per l'Euro abbiamo bisogno di nuove regole. Chi non le rispetta, in caso di dubbio, dovrà uscire. Anche il fallimento degli stati non deve essere piu' un tabù.

Nessun dubbio: il Trattato di Roma firmato il 25 marzo 1957 ha garantito all'Europa decenni di pace e prosperità. La politica in seguito si è fatta arrogante: con il Trattato di Maastricht (1992) e il Trattato di Lisbona (2007), piu' concretamente con l'Euro, con le regole per la libera circolazione e l'integrazione sociale, con i sistemi di redistribuzione e la garanzia comune sui debiti e con i rischi connessi di un abuso. E' emerso uno squilibrio che puo' distruggere l'UE. L'uscita dall'UE dei britannici e la deindustrializzazione del sud-Europa sono le conseguenze tangibili di questa avventatezza. Per stabilizzare l'unione è necessaria una modifica urgente dei trattati. Si tratta prima di tutto di fare  4 riforme chiave:

Primo: impedire l'immigrazione nei sistemi sociali

Libertà di movimento, stato sociale e inclusione dei migranti nel welfare formano un trilemma indissolubile. Lo stato sociale ha un effetto magnetico, in grado di distruggerlo, se la politica non limita la libertà di movimento delle persone oppure i diritti di inclusione. E questo sarebbe il male minore. Sarebbe quindi ragionevole distinguere fra le prestazioni sociali acquisite, che devono essere erogate dai paesi ospitanti, e le prestazioni sociali ereditate, per le quali sono responsabili i relativi paesi di origine UE. Fra le prestazioni acquisite ci sarebbero le indennità di disoccupazione e l'erogazione di una pensione. Le prestazioni sociali finanziate con il denaro dei contribuenti, come ad esempio le indennità sociali, l'assistenza sociale oppure gli assegni familiari, sarebbero al contrario prestazioni ereditate. Questa separazione impedirebbe la fuga dei migranti verso i paesi con un sistema assistenziale piu' sviluppato, garantirebbe l'assistenza dei piu' bisognosi e manterrebbe la libertà di movimento delle persone.

Secondo: permettere un'uscita temporanea dall'Euro!

Alcuni paesi dell'unione monetaria hanno chiaramente dei problemi con l'Euro, proprio perché non possono piu' svalutare. Ormai sono afflitti da anni da una disoccupazione di massa e dalla crisi cronica delle loro industrie. A questi paesi dovrebbe essere consentita la possibilità di uscire in maniera ordinata dall'Euro con annessa svalutazione - collegata al diritto, dopo un adeguato risanamento dell'economia, di rientrare nell'unione monetaria.

Terzo: creare un quadro normativo per la gestione dei default pubblici

Gli acquirenti dei titoli di stato non devono poter fare affidamento sul fatto che in caso di crisi saranno i contribuenti degli altri paesi a dover intervenire. Si tratta fondamentalmente di una implicazione naturale della clausola di No-Bail-Out prevista dai trattati europei, clausola che esclude la garanzia pubblica degli altri stati per la cattiva gestione delle finanze in un altro paese. Con un tale quadro normativo gli investitori avrebbero concesso molto meno credito ai paesi oggi in crisi. I loro tassi di interesse sarebbero stati molto piu' alti, e le bolle creditizie e inflattive, che dopo la loro esplosione nel 2008 hanno lasciato dietro di sé delle economie inflazionate e non competitive, non ci sarebbero mai state. Il secondo e il terzo punto sono fra loro collegati, nella misura in cui il fallimento degli stati richiede necessariamente un'uscita dall'Euro per poter recuperare la competitività perduta con la svalutazione.

Quarto: rimborsare i saldi Target annualmente

I saldi Target all'interno dell'Eurosistema continuano a crescere. I crediti della sola Bundesbank, accreditati agli altri paesi europei senza alcuna garanzia, ammontano a circa 814 miliardi di Euro netti. Vale a dire circa la metà della posizione patrimoniale  netta tedesca sull'estero. I saldi Target hanno finanziato e finanziano i precedenti e gli attuali deficit delle partite correnti dei diversi paesi europei. Hanno trasformato la Germania nel "negozio della cuccagna", un negozio dove si puo' tranquillamente comprare e segnare tutto sul conto, senza dover mai pagare la fattura al proprietario. Attualmente i paesi debitori hanno addirittura imposto che il tasso di interesse sui saldi Target sia pari a zero. I tedeschi non sono ancora insorti contro questo stato di cose perché ancora non hanno percepito la perdita in conto capitale; e questo accadrà solo quando vorranno tornare in possesso del loro denaro.

Si tratta di una bomba a orologeria che deve essere disinnescata al piu' presto. Il sistema dei trasferimenti sovietico, fondato sul Rublo, a suo tempo è crollato proprio per questa ragione: mancava un meccanismo per il rimborso e un limite ai trasferimenti. Per riformare l'Eurosistema ci si dovrebbe ispirare al funzionamento dei 12 distretti della FED americana e creare un meccanismo che preveda un rimborso annuale dei saldi Target. Questa compensazione potrebbe essere fatta ad esempio con l'oro - come accadeva fino al 1975 negli Stati Uniti.

martedì 11 aprile 2017

Una questione di interesse nazionale

Breve ma interessante articolo di German Foreign Policy per riepilogare il punto di vista delle élite tedesche sul progetto europeo: l'UE è la base del successo economico e politico della Germania nel mondo ed è quindi fondamentale per gli interessi nazionali tedeschi. Da German Foreign Policy


L'UE come base per l'export

L'establishment tedesco cerca di serrare i ranghi e rafforza la sua propaganda pro-UE verso l'interno. Lunedi scorso, ad esempio, il capo esecutivo della Bundesverbandes der Deutschen Industrie (BDI, la Confindustria tedesca), Joachim Lang, ha voluto ribadire i benefici dell'UE per l'industria tedesca. Non solo "circa il 40% di tutti i nostri investimenti diretti" sono realizzati all'interno dell'UE; ma anche "quasi il 60% delle nostre esportazioni...vanno nella stessa area". Di fatto l'UE è una base strategicamente molto utile per la crescita dell'economia tedesca legata all'export. "La catena del valore delle nostre imprese si sviluppa attraverso i confini europei senza soluzione di continuità", ricorda Lang; le aziende possono dislocare i loro siti produttivi in tutta l'UE massimizzando i profitti. [2] E' perfettamente normale che "un auto made in Germany abbia molti componenti provenienti dalla Francia, dalla Polonia o dalla Repubblica Ceca", ha proseguito il funzionario di vertice della BDI: "in totale circa tre quarti di tutte le importazione di beni intermedi dei paesi UE arrivano da altri paesi UE. In nessun'altra regione del mondo questa quota interregionale è cosi' alta".

Il paese vincitore

Di recente anche il Ministro degli Esteri Sigmar Gabriel ha voluto sottolineare i benefici dell'UE per l'economia tedesca e in particolare la grande importanza del contributo tedesco al bilancio UE. In verità "la Germania non è un contribuente netto europeo, ma un paese che dall'UE ottiene un guadagno netto", ha scritto Gabriel in un suo articolo per la influente Frankfurter Allgemeine Zeitung. "Certamente mettiamo nel bilancio europeo piu' denaro di quello che poi torna indietro", è scritto nell'articolo: tuttavia "si tratta solo di una piccola parte del conto". Bisogna considerare che "esportiamo circa il 60% dei nostri beni e servizi nell'UE". Cio' presuppone che questi beni siano anche venduti in quei paesi. "Milioni di posti di lavoro tedeschi dipendono dal fatto che negli altri paesi europei ci sono persone che stanno bene e che possono permettersi i nostri beni". Gabriel ha spiegato in questo modo l'utilità del contributo tedesco all'UE: "ogni euro che Berlino mette a disposizione del bilancio UE, in maniera diretta o indiretta, torna indietro moltiplicato". [3]

Modellare l'ordine mondiale

L'Ue per la Germania è una "questione di interesse nazionale", è invece scritto in un documento recentemente pubblicato dalla sede berlinese dello European Council on Foreign Relations (ECFR): "l'economia tedesca e il modello politico tedesco traggono un enorme vantaggio dall'UE, e Berlino grazie all'UE ritiene di poter meglio contribuire alla creazione di un nuovo ordine mondiale coerente con gli interessi tedeschi ed europei" [4].

Coalizioni contrarie

Per poter imporre al meglio i suoi interessi all'interno delle strutture europee, parallelamente alla promozione dell'integrazione fra gli stati europei, Berlino cerca di minare la creazione di ogni possibile coalizione che possa contrastare l'egemonia tedesca. Una di queste è il vertice dei paesi sud-europei, che si è già tenuto 2 volte - il 9 settembre ad Atene e il 28 gennaio 2017 a Lisbona - e che ha raggruppato gli oppositori della politica di austerità tedesca.[5] Per far uscire da questa coalizione gli stati piu' influenti, la Cancelliera Merkel il 6 marzo a Versailles ha tenuto un mini vertice con il presidente francese François Hollande, il primo ministro italiano Paolo Gentiloni e il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy. Con lo sguardo rivolto alle elezioni presidenziali francesi, Merkel ha recentemente ricevuto a Berlino i candidati alla presidenza francese piu' promettenti - ad eccezione del candidato euro-scettico del Fronte Nazionale (FN) Marine Le Pen. 

Buone relazioni

Lunedì scorso si è occupata anche del cosiddetto "Gruppo di Visegrad". L'alleanza che unisce Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia negli ultimi tempi ha intensificato la propria collaborazione e ad esempio in materia di politica dei rifugiati ha minacciato la Germania formando un blocco contrario alle politiche tedesche. [6] Gli esperti sottolineano tuttavia che il "gruppo di Visegrad ha al proprio interno numerose crepe" - e che negli ultimi tempi soprattutto la Repubblica Ceca e la Slovacchia "hanno cercato un accordo con la Germania" [7]. Nei giorni scorsi Merkel ha ricevuto a Berlino il primo ministro della Repubblica Ceca Bohuslav Sobotka, e quello della Slovacchia, Robert Fico. Abbiamo parlato del "futuro dell'Unione Europea" e ci siamo trovati d'accordo sul fatto che il vertice di gruppo in occasione dell'anniversario del 25 marzo a Roma "sia stato un passo molto importante". "Le relazioni fra la Repubblica Ceca, la Slovacchia e la Germania sono molto buone", ha detto Merkel [8]. Le probabilità che nell'Europa dell'est si formi un blocco di opposizione a Merkel si riducono notevolmente. 


[1] Joachim Krause: Die neue Zeitenwende in den internationalen Beziehungen - Konsequenzen für deutsche und europäische Politik. Sirius 1/2017, S. 3-24.
[2] "Global Player Europäische Union". bdi.eu 03.04.2017.
[3] Sigmar Gabriel: Wir sollten mehr für Europa zahlen. Frankfurter Allgemeine Zeitung 22.03.2017.
[4] Almut Möller: What next after the Rome Declaration? www.ecfr.eu 30.03.2017.
[5], [6] S. dazu Spalte und herrsche.
[7] Kai-Olaf Lang: Differenzieren und Kooperieren. SWP-Aktuell 22, März 2017.
[8] Gute Beziehungen mit Tschechien und Slowakei. www.bundesregierung.de 03.04.2017.